Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea

adottato dal Forum Europeo sulla Disabilità nel 2011
Versione in comunicazione aumentativa alternativa (CAA)

Titolo in CAA

a cura di
Stefania Costantini e Simona Lancioni
Peccioli (PI), Informare un’h, agosto 2019

Da un’idea di Simona Lancioni, responsabile del centro Informare un’h e curatrice, assieme a Mara Ruele, della versione in lingua italiana del Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea approvata dal Forum Europeo sulla Disabilità. Traduzione in comunicazione aumentativa alternativa (CAA) a cura di Stefania Costantini, educatrice socio-pedagogica con una formazione specifica nell’uso della CAA.

Avvertenza d’uso: i simboli impiegati nella realizzazione di questa traduzione sono coperti da copyright Widgit Symbols © Widgit Software 2002-2019 – www.widgit.com e www.auxilia.it, pertanto essi non possono essere estrapolati ed utilizzati in altri contesti da soggetti sprovvisti da specifica licenza. Per questo motivo il presente testo non è liberamente scaricabile dal sito; chi è interessato ad averlo può farne richiesta contandoci privatamente al seguente indirizzo e-
mail: info@informareunh.it.

Nota sulla presente versione: la realizzazione del testo ha assunto come base la versione in lingua italiana del Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea approvata dal Forum Europeo sulla Disabilità, e pubblicata nel 2017. La trasposizione in CAA ha richiesto un lavoro di semplificazione e sintesi. Tale lavoro è stato svolto cercando di mantenere inalterato il senso complessivo e lo spirito del documento originale. Il testo è stato sottoposto alla verifica da parte di 2 giovani donne che utilizzano la CAA per comunicare. Ringraziamo queste giovani donne per il loro prezioso aiuto.

In questo testo sono stati utilizzati simboli Widgit. Widgit Symbols © Widgit Software 2002-2019.
Tutti i diritti riservati. Usati con il permesso del titolare del copyright
Cod. Auxilia: 0000505/2019.

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Nota conclusiva sulla versione del Secondo Manifesto in CAA
A cura di Simona Lancioni

Il “Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea. Uno strumento per attivisti e politici” è stato adottato a Budapest, il 28-29 maggio 2011 dall’Assemblea Generale del Forum Europeo sulla Disabilità (European Disability Forum – EDF) in seguito ad una proposta avanzata dal Comitato delle Donne del Forum stesso. Esso assume come dato di partenza che l’essere donne e contemporaneamente disabili espone le donne con disabilità al duplice svantaggio – discriminazione multipla – di avere meno opportunità in quanto donne, e di dover far fronte alle barriere che precludono o limitano il godimento dei diritti e la partecipazione sociale in quanto persone con disabilità. Il risultato dell’intersezione tra genere e disabilità non è la semplice somma delle discriminazioni legate alle singole variabili, ma un effetto moltiplicatore delle disuguaglianze.

Un primo Manifesto delle Donne con Disabilità venne approvato dal Forum Europeo sulla Disabilità già nel 1997, ma quando, nel 2006, venne promulgata la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità, che introduceva anche a livello normativo un nuovo paradigma basato sui diritti umani delle persone con disabilità, il Comitato delle Donne dell’EDF decise di rivedere il primo Manifesto alla luce dei principi e delle disposizioni contenute nella Convenzione ONU.

Nella Convezione ONU sono presenti numerosi richiami espliciti ai diritti delle donne con disabilità e di contrasto alla discriminazione di genere (nel preambolo, tra i principi generali, ed in numerosi altri articoli), ma l’Italia, pur avendo ratificato la Convenzione con la Legge 18/2009, è largamente inadempiente su questo fronte. Tanto che, nel 2016, il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Committee on the Rights of Persons with Disabilities – CRPD), l’organo preposto a verificare l’applicazione della Convenzione negli Stati che l’hanno ratificata, ha espresso preoccupazione perché non vi è alcuna sistematica integrazione delle donne e delle ragazze con disabilità nelle iniziative per la parità di genere, così come in quelle riguardanti la condizione di disabilità, ed ha raccomandato che la prospettiva di genere sia integrata nelle politiche per la disabilità e che la condizione di disabilità sia integrata nelle politiche di genere, entrambe in stretta consultazione con le donne e le ragazze con disabilità e con le loro organizzazioni rappresentative. Altre preoccupazioni espresse dal Comitato con riferimento specifico alla discriminazione legata al genere concernono le campagne di comunicazione di massa, la violenza contro le donne, la mancanza di accessibilità fisica e delle informazioni relative ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, ed il basso livello occupazionale delle donne con disabilità.

Nonostante i richiami del Comitato, in Italia non è cambiato molto. È ancora radicato il pregiudizio di trattare le persone con disabilità come fossero neutre, rendendo a queste ultime estremamente complicato e faticoso esprimere tutte le dimensioni del sé. Non c’è tra le persone disabili la consuetudine di riflettere sui vari aspetti della vita in termini di genere (è come se la disabilità sovrastasse e coprisse tutte le altre caratteristiche della persona); né c’è tra le donne che si cimentano con le questioni di genere (movimenti femminili e femministi) la perspicacia di incrociare questa variabile con quella della disabilità.

In questo contesto, la scelta di rendere accessibile il Secondo Manifesto, prima sotto il profilo linguistico (con la traduzione in lingua italiana), poi con la riduzione della complessità espressiva (con la versione facile da leggere, qui la presentazione), ora con la versione in comunicazione aumentativa alternativa (CAA), nasce dalla necessità di individuare e rimuovere tutte le barriere che ostacolano la libera circolazione delle idee contenute in esso. Questa scelta ha anche il significato di porre le problematiche del genere connesso alla disabilità come una questione prioritaria, di evidenziare l’urgenza di intervenire in questo ambito, e di fornire uno strumento operativo (il Secondo Manifesto) per reinterpretare le politiche rivolte alle donne in combinazione con la variabile della disabilità, e quelle rivolte alle persone con disabilità in combinazione con la variabile del genere. Tutto ciò deve essere attuato coinvolgendo le stesse donne e ragazze con disabilità nelle decisioni inerenti le politiche e gli interventi che le riguardano. Come ha detto Ana Peláez Narváez, presidente del Comitato delle Donne del Forum Europeo sulla Disabilità, «Nulla sulle donne con disabilità senza le donne con disabilità». In ossequio a questo principio, la presente versione del Secondo Manifesto è stata sottoposta a verifica da parte di 2 giovani donne con disabilità che utilizzano la CAA per comunicare, donne che ringraziamo per il loro prezioso aiuto.

Qualche considerazione sulla comunicazione aumentativa alternativa (CAA)
A cura di Stefania Costantini

La CAA è un insieme di strategie, interventi e tecniche che servono a supportare tutti coloro che hanno bisogni comunicativi complessi sia in relazione al linguaggio ricettivo che a quello espressivo. La CAA è composta da molti strumenti differenti: di solito utilizza un sistema di scrittura in simboli (concetti con la parola scritta sopra).

Lo scopo della CAA è quello di costruire competenze comunicative sia nella persona con bisogni comunicativi complessi che nelle persone del suo ambiente di vita: oltre alla possibilità di esprimere un bisogno primario, la CAA mette il soggetto nelle condizioni di poter esprimere una scelta, una preferenza, di dare voce ai propri pensieri e desideri; consente di autodeterminarsi e di agire sull’ambiente. Per essere davvero efficace, la CAA deve potere coinvolgere tutto l’ambiente circostante al soggetto con bisogni comunicativi complessi, compresi gli ambienti meno familiari, quali la scuola, gli ambienti ricreativi, fino a toccare i luoghi pubblici e di incontro dell’intera società.

L’intervento di CAA ha un forte potenziale in un soggetto solo se l’intera rete collabora e partecipa a questo tipo di comunicazione. Essa viene così ad essere un potente strumento che crea legame e inclusione all’interno di una società.