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CapisciAMe, l’applicazione che ha bisogno di parole

CapisciAMe” è il nome dell’applicazione di assistenza vocale progettata per supportare le persone interessate da disartria, un disturbo motorio del linguaggio caratterizzato da una scarsa capacità di articolazione dei fonemi. Il suo ideatore, Davide Mulfari, rivolge un appello affinché chiunque soffra di disartria regali le proprie parole per allenare l’intelligenza artificiale che permette all’app di funzionare.

 

Disegno di un uomo con un megafono.

CapisciAMe” è il nome dell’applicazione di assistenza vocale progettata da Davide Mulfari per supportare le persone interessate da disartria, un disturbo motorio del linguaggio caratterizzato da una scarsa capacità di articolazione dei fonemi. Mulfari è un ingegnere informatico di trentaquattro anni assunto a tempo indeterminato all’Università di Messina, e ora sta svolgendo il dottorato di ricerca presso l’Ateneo pisano. Mulfani è anche una persona con disabilità che, a causa di una paralisi cerebrale, ha riportato problemi motori (si sposta in sedia a rotelle) ed è disartrico. E proprio dalla sua esperienza personale gli è venuta l’idea di creare un applicazione per migliorare la comunicazione delle persone con disartria, permettendo loro di farsi capire da tutti. Così, da una lavoro svolto assieme al team del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa guidato da Luca Fanucci, è nata “CapisciAMe”. L’applicazione è scaricabile gratuitamente da Google Play, ma per essere testata ha bisogno di ulteriori parole. Nella pagina di Google Play si legge infatti il seguente invito: «Se hai una voce con disartria e gli attuali sistemi di riconoscimento automatico del parlato non la individuano correttamente, allora ti chiedo di “donare” la tua voce, registrando le parole che questa app ti propone. Il tuo contributo servirà per migliorare l’addestramento di una rete neurale con l’obiettivo di ottenere un nuovo sistema aperto di riconoscimento automatico espressamente dedicato alla disartria. Potrai successivamente scaricare liberamente una nuova versione dell’app potenziata dal tuo contributo e mettere alla prova la sua efficacia.» Le parole da “donare” sono le seguenti: alto, basso, destra, sinistra, avanti, indietro, okay, entrata, uscita, tappa, chiudi, apri, volume. «Questi termini – ha dichiarato Mulgari alla stampa locale – permettono di testare se il sistema di machine learning [apprendimento automatico, N.d.R.] funziona e sono già sufficienti per controllare vocalmente un computer e interagire con un ambiente domotico. Se poi i risultati e le donazioni saranno pari all’aspettativa, il numero di comandi vocali verrà ampliato».

Attualmente l’applicazione è stata testata da dodici donatori di voce, uno dei quali è lo stesso Mulgari. La richiesta lanciata dall’ingegnere è che chiunque soffra di disartria regali le proprie parole per allenare l’intelligenza artificiale che permette all’app di funzionare. «È bello pensare che qualcuno, al costo di una piccola fatica, voglia dare un contributo per una causa comune», conclude Mulgari. Come dargli torto? (Simona Lancioni)

 

Scarica gratuitamente l’applicazione “CapisciAMe” da Google Play.

 

Data di creazione: 20 Novembre  2019

Ultimo aggiornamento: