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Coronavius, dagli USA una Dichiarazione per tutelare i diritti delle donne con disabilità

Lo scorso 9 aprile Women Enabled International, un’organizzazione di donne con disabilità statunitense, ha pubblicato sul proprio sito una Dichiarazione sui diritti relativi all’intersezione del genere e della disabilità durante l’emergenza ingenerata dalla diffusione del Covid-19. Ciò che caratterizza questo elaborato rispetto ad altri incentrati sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità, è un’impostazione che intende il genere nella sua accezione estesa: i soggetti della rivendicazione non sono solo le donne e le ragazze con disabilità, sono anche le persone con disabilità di “genere non-binario”, e quelle di “genere non conforme”.

 

 

Una ragazza con disabilità motoria partecipa alla Women’s March, tenutasi negli Stati uniti d’America nel 2017, mostrando un cartello con su scritto (in inglese): «Io marcio perché i diritti inerenti la disabilità sono diritti delle donne; i diritti delle donne sono diritti umani».

Women Enabled International (WEI) è un’organizzazione di donne con disabilità con sede a Washington D.C., capitale degli Stati Uniti d’America. WEI promuove i diritti umani delle donne e delle ragazze con disabilità considerando la discriminazione che scaturisce dall’intersezione delle variabili del genere e della disabilità. Lo scorso 9 aprile WEI ha pubblicato sul proprio sito una Dichiarazione sui diritti relativi all’intersezione del genere e della disabilità durante l’emergenza ingenerata dalla diffusione del Covid-19. Si tratta di un documento dalla duplice valenza. Da un lato fotografa la situazione di maggiore svantaggio a cui sono esposte le persone soggette a discriminazione intersezionale (quella data dalla compresenza nella stessa persona di più variabili suscettibili di generare discriminazione e dalla loro reciproca influenza), all’altro lato si propone come un appello per porre in essere misure atte a garantire i diritti umani di queste persone. Questo appello può essere sottoscritto da chiunque inviando il proprio nome e cognome, il Paese di residenza, il nome del proprio ente di appartenenza (qualora si intenda aderire come ente), ed il proprio indirizzo e-mail a WEICOVID19Survey@gmail.com.

La Dichiarazione individua sei aree di intervento alle quali è necessario prestare particolare attenzione in quest’epoca di crisi: la violenza di genere, l’accesso al reddito e all’istruzione, l’assistenza sanitaria, i servizi per la salute sessuale e riproduttiva, i servizi di supporto per le persone con disabilità, ed il coinvolgimento delle donne e delle ragazze con disabilità nella progettazione, attuazione e monitoraggio delle misure di contrasto al Covid-19 che le riguardano direttamente. Tuttavia, ciò che caratterizza questo elaborato rispetto ad altri incentrati sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità, è un’impostazione che intende il genere nella sua accezione estesa: i soggetti della rivendicazione non sono solo le donne e le ragazze con disabilità, sono anche le persone con disabilità di “genere non-binario” (vale a dire, persone che nel definire la propria identità di genere non si considerano esclusivamente maschili o femminili), e quelle di “genere non conforme” (ovvero, persone che hanno un’identità di genere non allineata completamente al sesso che è stato loro attribuito alla nascita). Se, ad esempio, proviamo a confrontare la Dichiarazione proposta da WEI con le linee guida elaborate, sempre in relazione all’emergenza Covid-19, dal Comitato Donne dell’EDF (Forum Europeo sulla Disabilità), cogliamo chiaramente che, pur non essendo i due documenti perfettamente sovrapponibili, essi hanno numerosi elementi di convergenza, e non è improprio affermare che, nella sostanza, “parlano lo stesso linguaggio”, “condividono una stessa visione di mondo” («Women Enabled International immagina un mondo in cui le donne e le ragazze con disabilità rivendicano i diritti umani, agiscono in modo solidale e conducono vite autodeterminate», si legge nel sito ufficiale dell’Organizzazione, difficile pensare che il Comitato Donne dell’EDF abbia in mente un mondo diverso). Ma mentre nel documento del Comitato Donne dell’EDF si parla di donne e ragazze con disabilità, nonché di caregiver (le donne che si prendono cura di congiunti con disabilità), nella Dichiarazione WEI oltre che delle donne e delle ragazze con disabilità, si parla anche di persone di genere non-binario e di genere non conforme, rivendicando per queste ultime due gli stessi diritti riconosciuti alle prime. Tutti questi soggetti di generi diversi nella Dichiarazione WEI sono posti sullo stesso piano, ed hanno la stessa rilevanza ed attenzione. Non che il Comitato Donne dell’EDF in altre occasioni non si sia espresso sulla questione dei generi e dei diversi orientamenti sessuali (ad esempio, il “Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea”, adottato dall’EDF nel 2011 su proposta del Comitato Donne, contiene specifiche disposizioni a tutela dei diritti delle donne lesbiche, bisessuali e transessuali, soprattutto in relazione al tema del contrasto alla violenza di genere), tuttavia la narrazione prevalente tende a considerare la sola distinzione tra maschile/femminile, trattando questi due concetti come se fossero univoci e non plurali.

Una donna con disabilità sulle sponde di un corso d’acqua.

Ed in Italia? Qual è la narrazione prevalente? Qui in Italia diverse Federazioni di Associazioni di persone con disabilità, ed anche singole Associazioni, hanno rivolto ai politici ed ai governanti richieste specifiche volte a sottolineare la particolare vulnerabilità delle persone con disabilità nella crisi in atto, e l’esigenza di predisporre misure mirate per salvaguardare la salute e gli altri diritti di queste persone anche in questo frangente. Ma, per quel che ci risulta, tali richieste, pur essendo per altri versi apprezzabili, non hanno preso in considerazione la variabile del genere né nell’accezione ristretta, né in quella estesa. Anche se negli ultimi anni, prima della crisi, il tema della discriminazione multipla delle donne con disabilità ha iniziato ad avere maggiore visibilità rispetto al passato, nel complesso sulle questioni di genere legate alla disabilità siamo ancora abbastanza indietro. Inoltre solo in rari, rarissimi casi la riflessione intende il genere nella sua accezione estesa, ciò non solo per l’arretratezza culturale a cui si è fatto cenno, ma anche perché le persone con disabilità e l’associazionismo di settore non sono immuni da pregiudizi, sessismo, transfobia, lesbofobia, bifobia e omofobia. Sotto questo profilo la Dichiarazione WEI è davvero dirompente: non si addentra in questioni teorico/definitorie, si limita a parlare del genere al plurale ed a porre le sue possibili declinazioni sullo stesso piano. Il messaggio è abbastanza chiaro: la discriminazione che colpisce le donne e le ragazze con disabilità è la stessa che colpisce le persone con disabilità di genere non-binario e quelle di genere non conforme. Anche se qui in Italia non sembra essere ancora un patrimonio culturale acquisito da tutti e tutte (capita ancora con una certa frequenza che i progetti educativi sulle differenze di genere incontrino l’opposizione dei genitori degli/lle studenti a cui sono rivolti), il problema non è il genere (o i generi), né l’orientamento sessuale, ma la discriminazione e la violazione dei diritti umani alle quali questo gruppo di persone sono soggette. Discriminazioni e violazioni che tendono ad acuirsi nei periodi di crisi.

Simona Lancioni
Responsabile del centro Informare un’h di Peccioli (Pisa)

 

Il testo della Dichiarazione

Women Enabled International, Statement on Rights at the Intersection of Gender and Disability during COVID-19, sito di Women Enabled International, 9 aprile 2020, in lingua inglese, in formato PDF.

 

Pubblichiamo di seguito alcuni passaggi particolarmente significativi della Dichiarazione sui diritti relativi all’intersezione del genere e della disabilità durante l’emergenza ingenerata dalla diffusione del Covid-19 elaborata da Women Enabled International.

Il Covid-19 e le risposte del governo e del servizio sanitario a questa crisi stanno avendo un impatto significativo sulla vita delle persone in tutto il mondo. È fondamentale che i governi ed i responsabili sanitari assicurino che i diritti umani facciano parte di questa risposta. In particolare, devono garantire che i diritti delle persone appartenenti a comunità emarginate – coloro che hanno maggiori probabilità di vedere evaporare i propri mezzi di sussistenza, che i bisogni di assistenza sanitaria vengano trascurati e che le loro vite siano sconvolte durante una crisi – siano la priorità assoluta.

Gli Stati, le entità delle Nazioni Unite, gli esperti di diritti umani e le organizzazioni della società civile stanno riconoscendo sempre più la necessità di garantire che i diritti relativi al genere e quelli delle persone con disabilità siano inclusi nella risposta al Covid-19. Tuttavia, i diritti inerenti all’intersezione di genere e disabilità sono stati spesso trascurati. Questo nonostante il fatto che le donne e le ragazze con disabilità siano più della metà di tutte le persone con disabilità in tutto il mondo, e siano quasi il 20% di tutte le donne in tutto il mondo.

Questa dichiarazione ha lo scopo di garantire che gli attori che impostano e influenzano la risposta al Covid-19 dispongano degli strumenti di cui hanno bisogno per garantire che la risposta sia inclusiva delle donne, delle ragazze, delle persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme.

  1. La violenza di genere nei confronti delle donne, delle ragazze, delle persone con disabilità di genere non-binario e quelle di genere non conforme deve essere specificamente presa in considerazione e prevenuta durante questa crisi, i servizi relativi alla lotta e alla prevenzione della violenza di genere sono servizi essenziali.

Le donne, le ragazze, le persone con disabilità di genere non-binario e quelle di genere non conforme hanno il diritto di essere libere dalla violenza e dagli abusi, gli Stati hanno l’obbligo di proteggerle dalla violenza e garantire l’accesso ai servizi e alla giustizia nel caso ne diventino vittime.

La casa può essere un luogo sicuro per la maggior parte delle persone, ma per molte donne, ragazze, persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme, le loro case sono un luogo di paura. Le donne e le ragazze con disabilità subiscono violenze da parte dei partner e dei familiari in misura almeno due o tre volte superiore rispetto alle altre donne, e durante i lockdown, quando è richiesto di stare richiusi, o negli altri momenti in cui è obbligatorio o raccomandato l’isolamento, queste persone avranno ancora meno possibilità sfuggire alla violenza, in particolare se i loro supporti abituali non sono più disponibili per loro.

Le persone con disabilità istituzionalizzate sono ulteriormente a rischio di violenza a causa del loro isolamento, che aumenta quando i visitatori e chi è deputato ai controlli potrebbero non essere ammessi nelle strutture. Spesso i servizi di supporto ed i percorsi giudiziari non sono accessibili alle persone con disabilità, una situazione che potrebbe essere ulteriormente aggravata dalla crisi.

Gli Stati devono considerare essenziali i servizi relativi alla violenza ed i percorsi giudiziari. Essi devono indicare chiaramente che le persone che hanno subito violenza, anche durante i lockdown o altre forme di isolamento sociale, possono e devono lasciare le loro case e cercare supporti, servizi e percorsi giudiziari. Devono inoltre garantire che i servizi di trasporto accessibili rimangano aperti e disponibili, poiché questi sono essenziali per molte donne, ragazze, persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme per lasciare situazioni violente o accedere ai servizi.

  1. Durante questa crisi gli Stati devono garantire i bisogni fondamentali di tutti e tutte e mantenere l’accesso al reddito e all’istruzione.

Tutte le persone hanno diritto ad un livello di vita adeguato, che include il diritto a soddisfare i propri bisogni di base, compresi quelli di accesso all’acqua, all’igiene, al cibo e all’alloggio. Anche le donne e le persone con disabilità hanno diritto alla protezione sociale senza discriminazioni. In particolare, gli Stati devono garantire che le donne e le ragazze con disabilità abbiano accesso a misure di protezione sociale tali da conseguire un livello di vita adeguato. Inoltre, le donne e le persone con disabilità hanno diritto all’istruzione su base di uguaglianza con gli altri e senza discriminazioni. L’obbligo di garantire un’istruzione accessibile ed inclusiva persiste durante le crisi.

Le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme sono solitamente esposte in modo sproporzionato alla povertà estrema in ragione delle significative barriere nell’accesso all’istruzione. Tali barriere sono il frutto della discriminazione legata al genere e alla disabilità, dei più bassi tassi di occupazione formale, della loro dipendenza da settori di lavoro informale, nonché dei tassi di retribuzione inferiori rispetto a quelli degli uomini con disabilità e delle altre donne.

Gli Stati devono fornire urgentemente a queste persone protezione sociale, compresa l’integrazione del reddito, i sussidi per l’affitto e le moratorie di sfratto, i sussidi alimentari, l’accesso gratuito all’acqua pulita ed all’igiene, compresa l’igiene mestruale, in modo tale da colmare il divario di reddito tra tutte le persone, e da metterle in condizione di soddisfare i loro bisogni primari. Gli Stati devono compiere sforzi particolari affinché queste misure raggiungano le donne, le ragazze, le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme anche attraverso campagne di comunicazione che forniscano informazioni in una varietà di formati accessibili. Essi inoltre devono garantire che la protezione sociale vada direttamente a queste persone piuttosto che alle loro famiglie o ai loro partner. Gli Stati devono rafforzare ulteriormente il divieto di discriminazione basata sul genere e sulla disabilità in ambito lavorativo, in modo che queste persone possano accedere a eventuali opportunità di lavoro formali rimanenti. Essi devono anche fornire un sostegno particolare alle donne, alle ragazze, alle persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme affinché possano continuare la loro istruzione.

  1. Non vi può essere alcun razionamento dell’assistenza sanitaria, compresa quella salvavita, che escluda o posponga le persone in base alla disabilità, al sesso o all’età, tutte le persone devono avere accesso ai test e alle cure per il Covid-19 senza discriminazioni.

Ogni individuo ha diritto al più alto livello di salute raggiungibile. Le disposizioni normative sui diritti umani richiedono che gli Stati garantiscano il diritto alla salute delle donne e delle persone con disabilità su base di uguaglianza con gli altri e senza discriminazioni.

Il razionamento dell’assistenza sanitaria, inclusa quella salvavita, e la riallocazione di farmaci e attrezzature sanitarie finalizzata ad escludere le persone in base alla disabilità, al genere o all’età, perpetua l’idea che le persone che rientrano in queste categorie (tra cui le donne, le ragazze, e le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme) vivano vite di minor valore. Questo è falso, discriminatorio e costituisce una violazione dei loro diritti umani e della loro dignità.

I governi sono responsabili del rispetto del diritto alla salute per tutti e tutte, anche garantendo informazioni su beni e servizi sanitari accessibili, soddisfacenti e di qualità. Ciò richiede che gli Stati impongano che i pregiudizi e gli stereotipi legati all’intersezione della variabile del genere, della disabilità e dell’età non possano influenzare le decisioni in materia sanitaria. Gli Stati devono inoltre assicurare che le strutture ed i fornitori servizi sanitari siano consapevoli di tali obblighi. Gli Stati devono anche garantire che il trattamento per il Covid-19 sia disponibile per tutti e tutte senza discriminazioni, e contemporaneamente che i farmaci o le attrezzature necessari alle persone con disabilità per soddisfare le loro esigenze di salute non siano riallocati in funzione del trattamento del Covid-19 per altre persone.

  1. I servizi di salute sessuale e riproduttiva sono servizi essenziali e devono essere forniti senza discriminazioni.

Le disposizioni normative sui diritti umani prevedono che le donne, le ragazze, le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme debbano avere accesso alle informazioni sanitarie, ai beni e ai servizi che derivano dai bisogni primari connessi al loro genere e/o alla disabilità. Essi includono l’aborto, la contraccezione, i servizi sanitari per la maternità e gli screening per i tumori femminili, tutti elementi essenziali per garantire la salute e la sicurezza delle donne con disabilità, e per metterle in condizione di disporre autonomamente del proprio corpo. I diritti umani impongono di garantire che l’accesso a questi servizi non diminuisca durante i periodi di crisi.

  1. I servizi di supporto per le persone con disabilità sono servizi essenziali e devono essere mantenuti durante questa crisi.

Molte persone con disabilità hanno necessità di essere supportate nello svolgimento delle attività essenziali per una vita indipendente, tra queste rientrano la preparazione e il consumo dei pasti, provvedere all’igiene personale e poter uscire di casa. Altre persone con disabilità possono aver bisogno di essere aiutate per navigare in ambienti inaccessibili o per comunicare con le altre persone, inclusi gli operatori sanitari.

Per le donne, le ragazze, le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme questi servizi di supporto possono fare la differenza tra la possibilità di accedere ai servizi sanitari necessari (compresi i servizi per la salute sessuale e riproduttiva ed i servizi di risposta al Covid-19), e il ritrovarsi sole nella propria abitazione in una condizione di sofferenza. Se una donna con disabilità deve fare affidamento sul/la proprio/o partner o un/a familiare per svolgere questi compiti, tale dipendenza la rende vulnerabile alla violenza e agli abusi. I servizi esterni forniscono una rete di supporto per le donne con disabilità che consente loro di essere indipendenti, e offre l’opportunità di uscire da ambienti domestici violenti, tali servizi sono particolarmente importanti nei periodi di maggiore isolamento, nei quali la violenza è accresciuta.

I governi devono garantire che i servizi di supporto per le persone con disabilità continuino a funzionare e che coloro che vi lavorano ricevano i dispositivi di protezione individuale (DPI) necessari a garantire la loro sicurezza.

  1. Le donne, le ragazze, le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme devono essere incluse negli sforzi di risposta relativi al Covid-19.

Le donne, le ragazze, le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme rappresentano una parte significativa della popolazione e conoscono meglio di chiunque quali sono i propri bisogni e come garantire propri i diritti. Ai sensi della legislazione sui diritti umani, gli Stati sono tenuti a garantire che tali soggetti siano inclusi nella progettazione, nell’attuazione e nel monitoraggio dei programmi che li riguardano. Questi includono gli sforzi di risposta relativi al Covid-19.

I governi dovrebbero garantire che le donne, le ragazze, le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme siano consultate durante la crisi su come soddisfare i propri bisogni, compresi quelli relativi all’assistenza sanitaria, alla prevenzione della violenza di genere e al soddisfacimento dei bisogni essenziali. I governi dovrebbero anche garantire che le informazioni relative alla crisi siano disponibili in una varietà di formati accessibili, compresi i formati in linguaggio facile da leggere, nella lingua dei segni ed in Braille. Devono inoltre essere prese misure specifiche per garantire che le donne, le ragazze, le persone con disabilità di genere non-binario e di genere non conforme ricevono queste informazioni in modo che possano difendere i loro diritti, ed assicurare che i loro bisogni siano soddisfatti.

 

Per approfondire:

Ana Peláez Narváez, Alle donne con disabilità d’Europa: batteremo il virus e le discriminazioni, «Informare un’h», 25 marzo 2020.

Sezione del centro Informare un’h dedicata la tema “Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “La violenza nei confronti delle donne con disabilità”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.

 

Data di creazione: 21 Aprile 2020

Ultimo aggiornamento il 23 Aprile 2020 da simona