L’assistente di supporto all’insegnante

A settembre, dopo tre anni di battaglie, Romina Santini, una docente d’inglese di Cattolica, interessata da un’importante disabilità motoria, potrà tornare in classe con un assistente di supporto all’insegnante. Sino ad oggi questo diritto era riconosciuto solo ai docenti ciechi.

 

Un’immagine di Romina Santini.

Un’immagine di Romina Santini.

Chi si occupa di disabilità è abituato a pensare alla scuola in termini di inclusione degli/delle studenti con disabilità. Ci si scorda facilmente che talvolta le persone con disabilità possono rivestire il ruolo di insegnanti, e che per svolgere il proprio lavoro potrebbero aver bisogno del supporto di qualcuno che esegua materialmente le attività che la disabilità impedisce, o rende difficoltose. A esempio: sorvegliare la classe, consultare e compilare i registri, sfogliare i libri, scrivere alla lavagna, ecc. Insomma, il “sostegno” non è utile solo per gli studenti e le studentesse con disabilità, in alcuni casi è necessario anche per l’insegnante disabile.

Il problema era già emerso alcuni anni fa (nel 2015), in una piccola raccolta di testimonianze, “La scuola: davanti e dietro alla cattedra”, curata da Oriana Fioccone per il Gruppo donne UILDM (Unione Italina Lotta alla Distrofia Muscolare), allorquando Romina Santini, una docente d’inglese, allora trentottenne, interessata da una SMA2 (atrofia muscolare spinale di tipo 2) e residente a Cattolica (RN), mise in rilievo come per i docenti non vedenti la figura dell’assistente di supporto all’insegnante sia prevista (art. 2 della Legge n. 601/1962; si veda a tal proposito: Giorgio Rognetta, L’assistente dell’insegnante non vedente: profili giuridici, «Diritto.it», 28 febbraio 2008), mentre per i docenti con altre disabilità, ma identiche esigenze, non sia contemplata.

Raccontava, a suo tempo, Santini: «Per me stare senza un assistente è impossibile, perché non ho nemmeno l’uso delle mani. Mi domando: “Perché ci permettono di accedere all’università, se, poi, ci chiudono le porte del lavoro per cui abbiamo studiato tanto? È assurdo, una vera e propria presa in giro!”» Nei primi tempi di insegnamento questa funzione di “assistente all’insegnante” è stata svolta da suo padre, ma, attualmente, poiché suo padre ha dei problemi di salute, Santini si è ritrovata a dover rifiutare gli incarichi. Una discriminazione, o, per essere più precisi, un’incostituzionalità ha sostenuto Salvatore Nocera (avvocato e presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che ha supportato Santini nelle sue rivendicazioni. Per tre anni Santini ha sollevato la questione, sentendosi dire, tra le altre cose, che la presenza di un assistente in aula non era consentita per questioni di privacy.

Ora però questa battaglia ha dato i suoi frutti, ed a settembre Santini potrà tornare ad insegnare conun assistente di supporto all’insegnante. Lo conferma lei stessa in una dichiarazione rilasciata all’agenzia «Redattore Sociale» (il 1° agosto 2017): «Dopo tre anni di battaglia, oggi posso festeggiare la mia vittoria! Il Miur ha confermato che posso entrare in classe con un assistente così come la legge permette ai docenti non vedenti. Non ci sono disabili di serie A e disabili di serie B. Sono tanto felice e ora farò in modo che questa risposta diventi ufficiale non solo per me, ma per tutti i docenti come me! Infatti voglio che questo diritto non sia solo per me ma anche per gli altri docenti disabili che necessitano di assistenza. E mi sto già attivando perché questo accada, spero di ottenere una circolare del ministero! Con pazienza, costanza, caparbietà, tenacia ed educazione si ottiene tutto. Intanto, devo questa vittoria, per me tanto importante, alla mia famiglia, che combatte sempre al mio fianco, ma anche all’avvocato della FISH, Salvatore Nocera, che mi ha accompagnata e continua a farlo in questa battaglia».

Una battaglia sacrosanta che, ci auguriamo, si concluda positivamente, anche se è difficile non pensare – per accostamento – che gli insegnanti disabili non sono le uniche persone con disabilità che necessitano di assistenza, e che se a tutte le persone con importanti limiti di autonomia fosse concretamente riconosciuto il diritto ad avare l’assistenza personale necessaria a garantire loro la stessa libertà di scelta di cui godono le altre persone (non solo in ambito lavorativo), non avremmo garantito solo il diritto al lavoro degli insegnanti, ma anche il diritto all’autodeterminazione di tutte le persone con gravi disabilità.

Ma oggi, com’è giusto che sia, brindiamo alla vittoria di Santini, e ringraziamola per non essersi arresa davanti alle difficoltà.

Simona Lancioni
Responsabile del centro Informare un’h di Peccioli (PI)

 

Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2017