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Primo rapporto sulla disabilità in Toscana

Secondo l’ISTAT sono 203.253 le persone con limitazioni funzionali di sei anni e più non ospitate in istituti che vivono in Toscana. A metà 2015 gli alunni con disabilità erano 12.696, i posti di sostegno 6.348. Nel 2014 il numero di iscritti al Servizio di Collocamento mirato ha toccato quasi 36 mila unità, il numero di avviamenti attivati in regione è stato pari a 1.455 unità, mentre le cessazioni sono state 1.099. Le persone non autosufficienti in età anziana sono quantificate dall’ISTATin 169.441 unità. Sono questi alcuni dei dati contenuti nel «Primo rapporto sulla disabilità in Toscana», redatto dall’Osservatorio sociale regionale della Regione Toscana.

 

La copertina del Primo rapporto sulla disabilità in Toscana.
La copertina del Primo rapporto sulla disabilità in Toscana.

Nel dicembre 2015 è stato pubblicato il «Primo rapporto sulla disabilità in Toscana. Dal percorso scolastico al “Dopo di noi”», redatto dall’Osservatorio sociale regionale (OSR) della Regione Toscana, a cura di Luca Caterino, Filippo Tosi e Paolo Sambo (Firenze, Regione Toscana, 2015). «Il rapporto si ispira, anche nella metodologia, ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, del 2006 [ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009, N.d.R.], e al modello bio-psico-sociale che sta alla base della International classification of functioning, disability and health (ICF) e che ha modificato radicalmente l’approccio al concetto di disabilità» spiega Stefania Saccardi, Assessora al Diritto alla salute, al Welfare e all’integrazione socio-sanitaria della Regione Toscana, nella prefazione dell’opera. I dati sono stati raccolti ed organizzati in modo da considerare l’intero arco di vita di una persona con disabilità, più qualche elemento inerente gli aspetti ambientali. Vediamo quelli più salienti, riproponendo l’articolazione espositiva utilizzata nel rapporto stesso.

 

Il quadro regionale della disabilità

Per definire tale quadro OSR ha mostrato come la definizione di chi debba essere considerato disabile, e l’impiego di differenti strumenti per accertare e determinare la condizione di disabilità stessa, fa sì che fonti diverse forniscano dati diversi. Nel dettaglio: secondo l’ISTAT (2015) le persone con disabilità in Toscana sono 203.253, per l’INAIL (2014) sono 66.262, per l’INPS (2015) sono 98.631, e per l’Agenzia regionale di sanità della Toscana (ARS, 2014) sono 75.105. 

Il contesto scolastico: gli alunni con Bisogni Educativi Speciali

In ambito scolastico c’è stata una riformulazione del concetto di svantaggio in senso estensivo. Mentre prima erano considerati in situazione di svantaggio esclusivamente agli alunni certificati ai sensi della Legge 104/1992, oggi, con l’introduzione nel nostro Ordinamento del concetto di Bisogno Educativo Speciale (BES), sono considerati svantaggiati anche gli studenti con difficoltà educative ed apprenditive imputabili a limitazioni funzionali di vario tipo, a deficit di apprendimento (dislessia, discalculia, disortografia, etc…), e ad altre situazioni problematiche (comportamentali, relazionali, familiari, di contesto socio-culturale, etc…). Pertanto nel rapporto sono riportati sia dati inerenti gli alunni con disabilità certificate ai sensi della Legge Quadro sull’handicap, sia altri relativi agli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Al 20 luglio 2015 gli alunni con disabilità certificate erano 12.696, i posti di sostegno 6.348 (per un rapporto alunni/posti di sostegno pari a 2.0). Per quel che riguarda invece gli alunni con DSA gli ultimi dati disponibili sono aggiornati al 15 febbraio 2013: essi sono 6.671, e la loro incidenza sul totale alunni nelle scuole statali e non statali in Toscana è di 1.65%.

L’inserimento lavorativo attraverso il Collocamento mirato

Il Collocamento mirato, introdotto in Italia dalla Legge 68/1999, ha lo scopo di regolare e favorire l’accesso al mondo del lavoro da parte delle persone con disabilità. In merito a questo istituito l’OSR osserva che «nel corso del triennio 2012-2014 il numero di iscritti al Collocamento mirato in Toscana è rimasto sostanzialmente stabile, raggiungendo nell’ultimo anno quasi 36 mila unità, con una leggera prevalenza del genere femminile (51,6%) [grassetti nostri, N.d.R.]», anche se, va specificato, che solo una quota degli iscritti risulta effettivamente attiva nella ricerca del lavoro. Infatti, poiché l’iscrizione presso le liste ex Legge 68/1999 può rappresentare un prerequisito per la fruizione di altre prestazioni sociali (quali, ad esempio, l’esenzione dal pagamento del ticket sanitario, o l’iscrizione all’interno dell’Albo scrutinatori del Comune di residenza qualora questa sia legata allo stato di disoccupazione) è verosimile ritenere che i soggetti realmente disponibili al lavoro siano un numero inferiore agli iscritti alle liste del Collocamento mirato (il rapporto mostra evidenze in tal senso). È comunque interessante osservare che, assumendo come riferimento i dati del 2014, il numero degli iscritti al Collocamento mirato ha avuto un incremento del 16,2% rispetto al 2008; un dato interpretato dall’OSR come un «segnale della maggiore partecipazione da parte di individui con disabilità alla vita civile e lavorativa e di una migliore conoscenza delle opportunità offerte dai servizi territoriali, nella fattispecie i Centri per l’impiego». Il numero di avviamenti al lavoro attivati nel 2014 tramite il Collocamento mirato è pari a 1.455 unità, mentre le cessazioni sono state 1.099. Numeri decisamente esigui se considerati in relazione all’elevato numero di iscritti al Collocamento mirato. Sotto questo profilo le principali criticità del Collocamento mirato prese in esame nel rapporto sono, in estrema sintesi, le seguenti: la collocabilità dei profili professionali in possesso di specializzazioni e competenze di livello medio-basso; la scarsa flessibilità da parte delle imprese ad individuare mansioni maggiormente in linea con i profili dei lavoratori iscritti alle liste ex Legge 68/1999, e la richiesta, da parte delle stesse, di profili sempre più qualificati e specializzati; la presenza di barriere architettoniche nelle sedi di lavoro delle imprese;  la crisi economica e la conseguente diminuzione dei posti di lavoro disponibili; la difficoltà degli Uffici competenti nell’effettuare verifiche puntuali sulle dichiarazioni delle imprese.

Va infine segnalato che attraverso il progetto regionale denominato “GiovaniSì‘”, nel 2014, sono stati attivati 1.151 tirocini rivolti a giovani con disabilità, che così hanno potuto effettuare un’esperienza in azienda (fino a una durata massima di 24 mesi), e che, per quel che riguarda l’agricoltura sociale, a partire dal 2012, sono stati avviati diversi progetti di inserimento lavorativo. Questi progetti hanno coinvolto 53 aziende agricole, e hanno un offerto un lavoro retribuito a 362 giovani con disabilità (in particolare persone interessate da sindrome di Down e autismo).

Il distacco dalla famiglia di origine: Vita Indipendente, durante e dopo di noi

Il distacco della persona con disabilità dalla famiglia di origine consiste nel favorire processi di vita autonoma nelle persone con disabilità. In concreto questo obiettivo può essere perseguito con interventi molto diversificati: promuovendo e finanziando i progetti di Vita Indipendente (intesa nel senso di assistenza autogestita dalla stessa persona con disabilità che sceglie, forma e assume il proprio assistente personale divenendo così il suo datore di lavoro), attraverso interventi di assistenza domiciliare (anche come misura di contrasto all’istituzionalizzazione), attraverso progetti che prevedono un progressivo distacco dalla famiglia, dall’abitare in autonomia, individualmente o in piccoli gruppi di co-housing, fino al cosiddetto “Dopo di noi” (ossia  quei progetti e servizi strutturati volti a subentrare nell’assistenza ai genitori o agli altri familiari di persone con disabilità quando questi non saranno più in grado di occuparsene per vecchiaia, malattie o decesso).

A partire dal 2004 la Toscana ha sperimentato un progetto regionale di “Vita Indipendente” teso a consentire alla persona adulta con disabilità grave di autodeterminarsi e compiere le proprie scelte di vita attraverso l’impiego di un assistente personale regolarmente assunto. Nel 2012 il progetto è stato esteso all’intera regione, i contributi sono stati erogati a circa 600 persone, che sono diventate 806 nel 2014 (l’importo di ogni progetto può variare tra gli 800 e i 1.800 euro mensili). Il fondo per il finanziamento destinato alla copertura del servizio è di 9 milioni di euro annui (per il periodo che va dal 2014 al 2016).

Per quel che concerne il “Durante noi” (gli interventi tesi a preparare il distacco dalla famiglia quando questa è ancora in grado di essere operativa) e il “Dopo di noi”, numerosi interventi sono messi in campo sia da soggetti istituzionali che del Terzo Settore. Tali interventi hanno riguardato ambiti molto diversificati: l’autonomia abitativa, l’integrazione lavorativa, attività sportive e/o ludiche e di socializzazione, soggiorni vacanza e altre attività svolte anche all’interno dei centri diurni. L’orientamento che ispira queste iniziative è la personalizzazione degli interventi, evitare l’istituzionalizzazione, favorire l’inserimento delle persone con disabilità all’interno di appartamenti progettati per piccoli gruppi di persone, con l’obiettivo di potenziare la loro autonomia e la dimensione comunitaria del vivere con altre persone.

Un’indagine svolta dallo stesso OSR nel territorio regionale ha individuato 53 soggetti – tra associazioni, cooperative sociali e fondazioni tradizionali – e 6 Fondazioni di Partecipazione (FdP) attive nell’ambito del “Durante” e “Dopo di noi”. Il modello della FdP è proprio il modello che si sta affermando negli ultimi anni, e si sta rivelando particolarmente adatto per dare una risposta al “Durante” e “Dopo di noi”. La FdP è una forma atipica di ente privato (atipica in quanto non espressamente disciplinata dal nostro Ordinamento giuridico), ma sorta nella prassi. Essa unisce l’elemento personale, tipico delle associazioni, con l’elemento patrimoniale, caratteristico delle Fondazioni; è flessibile nell’assicurare la collaborazione tra soggetti pubblici, privati e di Terzo Settore, ed è normalmente dotata di un importante elemento di tutela della mission: la presenza dei familiari degli utenti e delle associazioni che si occupano di disabilità all’interno dei suoi organi di governo e vigilanza. Nel rapporto sono contenuti numerosi dati raccolti attraverso una specifica indagine sulle FdP toscane.

La non autosufficienza in età anziana in Toscana

Come abbiamo già avuto modo di constatare con i dati relativi alle persone con disabilità, anche i dati riguardanti la non autosufficienza in età anziana in Toscana variano in relazione all’ente che li ha prodotti: per l’ISTAT (2015) le persone anziane non autosufficienti sono 169.441, per l’INAIL (2014) 46.411, per INPS (2015) 80.623 e, infine, per l’ARS Toscana (2014) 75.105. Gli studi citati nel rapporto mostrano chiaramente che il numero dei soggetti in questione è destinato ad aumentare nei prossimi decenni. Una proiezione stimata dall’Irpet (Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana) individua un passaggio dalle 86.749 unità del 2014 alle 105.114 unità nel 2030. Le risorse pubbliche complessivamente destinate a questo comparto per i soggetti residenti in Toscana sono di quasi un miliardo e 180 milioni di euro. L’Irpet fornisce alcuni dati su alcune prestazioni (assistenza domiciliare integrata, assegni di cura, servizi residenziali e semiresidenziali) fornite nel periodo 2005-2012 in Toscana. Da essi  risulta che alcune prestazioni sono aumentate, mentre altre sono diminuite: la percentuale degli anziani trattati con assistenza domiciliare è diminuita dal 2,1 al 2,0; diminuisce anche il numero degli anziani percettori di assegni di cura sia in valore assoluto (-501) che in percentuale (-0,2), ma è aumentata la spesa annua assoluta (+1.817.578) e per utente (+1.086); nelle strutture residenziali i posti letto per anziani sono aumentati sia in valore assoluto (da 9.946 a 12.280) che come quota degli over 75 (dal 2,5% al 2,7%); nelle strutture semiresidenziali invece si registra una diminuzione dei posti letto per anziani (-189) e un’invarianza dei posti letto per 100 anziani over 75 (0.3).

Accessibilità di edifici e spazi pubblici e mobilità di persone con disabilità

n barba a tutte le norme vigenti e cogenti in materia di abbattimento delle barriere architettoniche negli spazi e negli edifici pubblici un’indagine svolta dal Centro Regionale di Informazione e Documentazione (CRID), a cavallo tra il 2013 ed il 2014, sullo stato di attuazione, tra i Comuni della regione, dei Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) e della Mappa dell’accessibilità urbana, mostra che tra i 166 Comuni rispondenti all’indagine (57,8% del totale regionale, pari a 287 Comuni) sono solo 68 gli enti che si sono già dotati del PEBA, mentre per altri 22 il documento è in corso di elaborazione.

E non si può dire che sul fronte del trasporto pubblico la situazione sia più rosea: solo il 40% dei treni in circolazione sono attrezzati per trasportare persone con disabilità e indicati come tali. Sono solo 33 le stazioni ferroviarie dotate di ausili e/o personale destinato all’assistenza ai viaggiatori con disabilità, mentre sono ben 142 le stazioni ferroviarie che non presentano i requisiti minimi per l’accessibilità. Insomma, se anche una persona con disabilità riuscisse a salire sul treno, non è detto che riesca a scendere dove desidera. Eppure i dati riportati nel rapporto mostrano che nei primi 10 mesi del 2014 i viaggi dei clienti disabili che richiedono il servizio con carrello elevatore sui treni regionali sono aumentati del 43% su base annua, raggiungendo i 5 mila per l’intero anno 2014.

L’OSR non fornisce nessun dato quantitativo riguardo al trasporto pubblico su gomma, si limita dire che la gara unica per l’affidamento del trasporto pubblico locale in regione ha richiesto ai partecipanti investimenti sostanziali per il rinnovo del parco bus, e che i mezzi dovranno essere attrezzati di una serie di dispositivi appositamente enumerati per garantire l’accesso delle persone con disabilità. E aggiunge: «va comunque evidenziato che l’accessibilità al sistema del trasporto pubblico, ferroviario o su gomma, spesso non è limitata solo dalla carenza di sistemi idonei per l’accesso ai mezzi, alle fermate ed alle stazioni; anche laddove sono presenti sistemi per il superamento di dislivelli verticali, sovente si rilevano problemi di malfunzionamento derivanti da scarsa manutenzione che rendono inutilizzabili, di fatto, gli eventuali ausili presenti [grassetti nostri, N.d.R.]». Il quadro è mitigato solo in parte, per quel che riguarda soprattutto il trasposto finalizzato all’accesso a prestazioni di tipo socio-sanitario, «dal servizio di Trasporto sociale che Comuni, Aziende Usl, Società della salute offrono ai cittadini in condizioni di disabilità e ridotta mobilità attraverso un servizio gestito, nella maggior parte dei casi, da soggetti del Terzo Settore [grassetti nostri, N.d.R.]».

Infine, per quel che riguarda il turismo accessibile, è segnalata la banca dati del progetto “Turismo senza Barriere”, che fornice informazioni sull’accessibilità delle strutture ricettive, dei musei e dei percorsi turistici in Toscana.

 

Simona Lancioni
(responsabile di Informare un’h – Peccioli)

 

Data di creazione: 13 gennaio 2016
Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2016

Ultimo aggiornamento il 14 Gennaio 2016 da simona