Quelle lacrime mute delle donne con disabilità vittime di violenza

La forza di “Silent Tears” (“Lacrime mute”) – progetto nato in Australia, che è alla base di una grande mostra multimediale già resasi visibile su prestigiosi palcoscenici internazionali – risiede soprattutto nelle storie condivise dalle partecipanti, che vivono in numerosi Paesi di tutto il mondo e che sono donne con disabilità vittime di violenza o donne divenute disabili proprio a causa di una violenza. Una selezione delle opere di “Silent Tears” arriverà ora in luglio alla Biennale di Venezia, fornendo così l’opportunità di parteciparvi attivamente anche a persone nostre connazionali. *

 

Immagine simbolo del Progetto “Silent Tears” (“Lacrime mute”).

Immagine simbolo del Progetto “Silent Tears” (“Lacrime mute”).

 «Le lacrime mute arrivano nel momento in cui ci sentiamo più sole, vulnerabili e perse. Sono il segno di una svolta decisiva verso la speranza, l’unione e la forza. La forza di questa mostra risiede nelle storie condivise dalle partecipanti, donne con disabilità che sono state vittime di violenza e donne che sono diventate disabili a causa di una violenza»: sta sostanzialmente in questa frase il senso di Silent Tears – che significa appunto “Lacrime mute” – grande progetto nato in Australia che è alla base di una mostra multimediale della fotografa di fama internazionale Belinda Mason e delle artiste emergenti con disabilità Dieter Knierim, Margherita Coppolino e Denise Beckwith.

«Silent Tears – si legge nella presentazione dell’iniziativa – è rappresentativa della violenza sulle donne nel mondo e garantisce l’inserimento delle esperienze vissute e delle voci delle donne con disabilità che hanno subito violenze nel dibattito sulla violenza commessa su tutte le donne. Le partecipanti – donne che vivono in numerosi Paesi di tutto il mondo – hanno collaborato da protagoniste con le artiste, creando opere basate su storie che comprendono violenza psicologica, fisiologica, fisica, emozionale, economica e culturale. Questo progetto offre alle donne con disabilità l’opportunità di dar voce alla propria esperienza di violenza, in maniera incondizionata. L’approccio incondizionato, infatti, è unico, dato che spesso spetta alle vittime fornire una prova della propria esperienza per avere varie forme di sostegno, il che può essere una barriera per avere davvero sostegno».

Dopo avere esordito nel proprio Paese due anni fa, Silent Tears ha potuto godere di una meritata visibilità in altri prestigiosi palcoscenici internazionali, ed è stata anche presentata alle Nazioni Unite di Ginevra, nell’aprile dello scorso anno, in corrispondenza del decimo anniversario della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Una selezione delle opere che compongono il progetto sta ora per arrivare anche in Italia, ed esattamente dal 10 al 20 luglio alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Oltre a mettere a disposizione delle Lettrici e dei Lettori un ampio fascicolo informativo (scaricabile a questo link), segnaliamo anche che tutte le persone interessate a parteciparvi in qualche modo possono accedere a una specifica pagina web, disponibile anche in lingua italiana. (Stefano Borgato)

 

* Il presente testo è già stato pubblicato su Superando.it, il portale promosso dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione. La Redazione del portale ringrazia Rita Barbuto per la collaborazione.

 

Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2017

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