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Ritrarre le persone sorde e i loro silenzi pieni di rumore

Il sito del settimanale «L’Espresso» ospita alcuni scatti di Valerio Bispuri, un fotografo che ha realizzato un progetto volto a raccontare il mondo delle persone sorde. Per realizzarlo Bispuri ha provato ad affrontare il silenzio assoluto ricreandolo nella propria persona. I suoi scatti in bianco e nero restituiscono l’espressività e la vitalità di una bellezza spontanea.

 

Una bambina accosta una conchiglia all’orecchio.

La sordità è in tipo di disabilità che non si percepisce immediatamente, e solitamente non si connota con elementi visivi facilmente riconoscibili, ma influenza le modalità di comunicazione delle persone che ne sono interessate. Per questo riuscire a raccontare il loro mondo attraverso la fotografia è abbastanza complesso, eppure c’è chi è riuscito a farlo. Stiamo parlando del fotografo Valerio Bispuri che ha raccontato questa sua esperienza sul sito del settimanale «L’Espresso», corredandola di alcuni degli scatti realizzati (Valerio Bispuri, Un fotografo alla scoperta dell’universo dei sordi, «L’Espresso», 24 settembre 2020).

Spiega Bispuri che per riuscire ad entrare nello spazio delle persone sorde e «fermarlo in un tempo che non fosse solo l’istante di un momento» ci sono voluti quasi quattro anni, periodo nel quale ha cercato di avvicinarsi alla loro condizione provando ad affrontare il silenzio assoluto ricreandolo nella propria persona, utilizzando tappi di silicone e cuffie insonorizzanti (le stesse utilizzate dagli operai quando trapanano l’asfalto). L’esperienza gli ha permesso sperimentare situazioni davvero inconsuete. Racconta: «Non percepivo più i suoni e la cosa più incredibile è stata non sentire il suono della mia voce. Per quasi un anno non ho scattato, ma ho cercato di osservare da dove partiva il loro silenzio. Ho ascoltato i loro silenzi pieni di rumore tanto affascinanti, ma non facili da catturare attraverso un’immagine». Il vissuto della persona che non sente o sente poco non differisce solo per gli aspetti legati all’acustica, racconta infatti Bispuri: «la chiave del loro mondo era seguire i loro tempi e non i miei».

Se pensiamo alle persone sorde immaginiamo facilmente il silenzio, ma in realtà esse, proprio perché non sentono, quando si spostano rischiano di essere molto rumorose. Bispuri racconta di aver scoperto questo aspetto nella notte di Capodanno di tre anni fa, quando ha partecipato ad una cena con trenta persone sorde. Descrive in questo modo il rumore che ha sentito: «un rumore fisico ma anche interiore che è il tema di tutto il mio lavoro. I sordi hanno la capacità di vedere oltre, di notare immediatamente le piccole cose. È così che il loro corpo si immerge nella realtà che li circonda. Non poter sentire i suoni rende il loro approccio al mondo un continuo essere dentro le cose, cercando di afferrarle.»

Per realizzare il suo progetto Bispuri ha frequentato molte persone sorde, un’associazione di figli udenti di genitori sordi, e la comunità sorda di Roma. Con un gruppo di quest’ultima è andato al mare, alle feste, e ad uno spettacolo teatrale per i sordi. I dieci scatti in bianco e nero riproposti sull’«L’Espresso», ritraggono uomini, donne, bambine nei diversi contesti e nella loro quotidianità. A teatro, in occasione di una manifestazione per chiedere alla RAI la sottotitolazione dei programmi, al mare, durante i festeggiamenti per un Capodanno, mentre ascoltano musica ad Umbria Jazz grazie a un fungo elettronico che trasmette un concerto di Bollani, ad una festa dell’associazione Coda Italia (Children of Deaf Adults – figli udenti di genitori sordi). I momenti catturati restituiscono l’espressività e la vitalità di una bellezza spontanea. (Simona Lancioni)

 

Per approfondire:

Valerio Bispuri, Un fotografo alla scoperta dell’universo dei sordi, «L’Espresso», 24 settembre 2020.

 

Ultimo aggiornamento il 30 Settembre 2020 da simona