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Toscana, Dipoi chiede più attenzione per le persone con disabilità intellettive e relazionali

di Patrizia Frilli, presidente di Dipoi

Decine di migliaia di famiglie di persone con disabilità psichiche, intellettive e relazionali non hanno visibilità ma esistono. Qui in Toscana si registrano troppi ritardi sul budget di salute e sul progetto di vita, ed anche i progetti sul Dopo di Noi sono bloccati da mesi. Servono più risorse. Lo denuncia con forza Patrizia Frilli, presidente di Dipoi, il Coordinamento toscano delle Organizzazioni per il durante e dopo di noi, avvertendo che, in assenza di cambiamenti, si renderà necessario ricorrere a manifestazioni plateali. (S.L.)

 

Un insegnante con un suo ex studente con disabilità intellettiva, del quale si prende cura dalla morte della madre.

«Non esiste solo la disabilità fisica. La gran parte delle persone disabili – sottolinea Patrizia Frilli, presidente di Dipoi, il Coordinamento toscano delle Organizzazioni per il durante e dopo di noi – hanno una disabilità psichica, intellettiva o relazionale, ma non godono di visibilità perché non occupano sale consiliari, né s’incatenano con proteste eclatanti.

Non c’interessa delegittimare le battaglie che fanno altre associazioni di persone disabili, ma la Regione Toscana deve tenere presente che ci sono decine di migliaia di famiglie che si prendono cura di persone disabili che non hanno voce. E per questo deve destinare risorse adeguate a politiche di sostegno a questo tipo di disabilità.

Il Dipoi, da questo punto di vista, sollecita da tempo la Regione a dare seguito agl’indirizzi assunti su “progetto di vita”, “budget di salute” e “percorsi di vita in autonomia”.

Il recente periodo di lockdown, inoltre, ha peggiorato drasticamente le condizioni di vita delle persone con disabilità psichica, intellettiva e relazionale, e dei loro familiari. Che sono stufi di continuare a rimanere confinati nelle loro case ad aspettare l’intervento delle Istituzioni, che in questa fase di emergenza stanno mostrando tutti i loro limiti organizzativi.

Non è infatti più tollerabile che le strutture semiresidenziali non possano essere utilizzate a diversi mesi dalla fine del lockdown, e per questo chiediamo che vengano riaperte tutte immediatamente. Anche gran parte dei progetti della Legge 112/2016 sul Dopo di Noi, sono bloccati da mesi per questioni organizzative dei capofila pubblici dei progetti, come Società della salute, Zone distretto etc…. Chiediamo quindi la loro ripresa immediata.

Le attività dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze disabili, inoltre, devono essere inquadrate in un “progetto di vita” che privilegi il consolidamento delle abilità acquisite nel corso del tempo, garantendo la qualità della vita e abbattendo i costi sociali. Un modus operandi che dovrebbe sostenersi sulla definizione di un “budget di salute”. Individuato da un’equipe multidisciplinare territoriale e usato come base di partenza, per poi successivamente essere adeguato sulla base di una periodica valutazione degli esiti.

Siamo veramente indignati nel constatare che la sperimentazione promossa in alcuni territori sul budget di salute applicato alla Legge 112/2016, non abbia ancora portato a una valutazione complessiva dei progetti. Al solito si lancia il sasso e si tira indietro la mano.

Se presto non cambieranno le cose, nostro malgrado, saremo costretti ad organizzare manifestazioni plateali come l’occupazione per sbloccare questa situazione di stallo ed ottenere le necessarie risorse. E non saremo in pochi. Questo è sicuro».

 

Fonte comunicato stampa di Dipoi

 

Per approfondire:

Dipoi – Coordinamento toscano delle Organizzazioni per il durante e dopo di noi

 

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