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Un primo bilancio di “Voci di donne”, un progetto in tema di disabilità e violenza di genere nel Valdarno

Intervista a Elisa Focardi, psicologa e coordinatrice del progetto “Voci di donne”, a cura di Simona Lancioni

Nel novembre 2019 abbiamo avuto modo di segnalare l’avvio di “Voci di donne: disabilità e violenza di genere”, un progetto promosso da ATRACTO – Associazione Traumi Cranici Toscani – ed Eva con Eva, due associazioni di Montevarchi (Arezzo) operanti da molti anni nel territorio del Valdarno Superiore. Il 21 dicembre 2020 si è svolto un omonimo evento divulgativo online (la cui registrazione è fruibile al seguente link). A distanza di un anno dall’avvio, abbiamo rivolto qualche domanda a Elisa Focardi, psicologa dell’Associazione ATRACTO e coordinatrice del progetto in questione.

 

Disegno di un volto femminile realizzato con la tecnica dell’acquerello.

Può descrivere in modo sintetico com’è nato ed in cosa consiste il progetto “Voci di donne”?
«Il progetto “Voci di donne: disabilità e violenza di genere” nasce dall’incontro e dalla condivisione dei saperi di due storiche associazioni del Valdarno, ATRACTO ed Eva Con Eva, e dalle doverose riflessioni nate a marzo 2019 dopo la presentazione dei primi dati della ricerca VERA (Violence Emergence, Recognition and Awareness, in italiano: “Emersione, riconoscimento e consapevolezza della violenza”) realizzata grazie a FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e Differenza Donna [a tal proposito segnaliamo anche la recente pubblicazione dei dati della seconda edizione del dell’indagine VERA, N.d.R.].
Sempre più spesso emergono storie di grande sofferenza riguardanti forme di grave discriminazione affettiva e relazionale, spesso caratterizzata da episodi di autentica violenza di genere. Le forme di violenza diventano davvero complesse quando ad esserne vittime sono ragazze o donne con disabilità, specie se portatrici di un ritardo mentale, di un problema psichico o di un deficit cognitivo. Si tratta di un tema delicato e difficile da affrontare, e il fatto che se ne parli ancora troppo poco è un dato oggettivo.
Il progetto nasce quindi con l’intenzione di promuovere una serie di azioni finalizzate a contrastare una cultura doppiamente discriminante verso le donne con disabilità per la fragilità che le identifica e per l’invisibilità che spesso caratterizza gli episodi di violenza sulla loro persona.»

Il progetto si poneva diversi ed ambiziosi obiettivi, tra i quali: svolgere un’indagine conoscitiva sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne con disabilità coinvolgendo anche alcuni/e studenti delle scuole superiori del territorio di competenza; informare e sensibilizzare la comunità organizzando diversi eventi nei Comuni del Valdarno. Può tracciare un primo bilancio delle iniziative poste in essere per realizzarli?
«Sì, il progetto prevedeva ampi obiettivi grazie all’importante rete di collaboratori e partner su cui poter contare, a partire dalla nostra Azienda USL Toscana sud-est, al Coordinamento Toscano dei gruppi di auto aiuto, ai Comuni, alle associazioni e agli istituti scolastici del Valdarno Aretino.
Sono stati realizzati due eventi aperti alla cittadinanza, il 24 novembre 2019 nel Comune di Montevarchi e il 19 gennaio 2020 nel Teatro Comunale del Comune di Cavriglia entrambi con molta partecipazione ed interesse e, grazie ai quali, sono state rafforzate relazioni e scambi tra pubblico, privato e terzo settore fondamentali per poter garantire le risposte più immediate e efficaci ad un tema tanto complesso.
Purtroppo erano previsti anche eventi nei Comuni di San Giovanni Valdarno, Terranuova B.ni e Bucine saltati a causa dell’emergenza sanitaria.
Per questo motivo abbiamo pensato di riprogrammare un evento più ampio online che siamo riusciti a realizzare il 21 dicembre 2020 in diretta dalla pagina Facebook del progetto e che ha avuto un grande seguito di cui siamo veramente felici.
Riguardo all’indagine e agli interventi nelle scuole siamo riuscite a prendere i primi contatti e a svolgere le riunioni preliminari con le insegnanti di riferimento, ma poi è iniziato il lockdown.»

Formare gli operatori sociali e sanitari al fine di creare una rete integrata di servizi di prevenzione e contrasto alla violenza di genere era un altro degli obiettivi del progetto. A che punto siamo su questo fronte?
«Abbiamo ricevuto veramente una grande accoglienza e collaborazione da parte della nostra Azienda USL Toscana sud-est, in modo particolare dalla dr.ssa Vittoria Doretti e dai suoi collaboratori del percorso Codice Rosa.
Gli incontri di formazione agli operatori sanitari erano stati definiti e programmati con la collaborazione del Presidio Ospedaliero “Santa Maria alla Gruccia” da svolgersi tra aprile e maggio 2020 ma sono saltati per via della pandemia.»

Nella realizzazione del progetto sono state coinvolte donne con disabilità? Se sì, qual è stato il loro apporto? Se no, perché?
«Sì assolutamente. Come ATRACTO abbiamo aperto dal 2010 “Un laboratorio per l’Autonomia” rivolto a persone con grave cerebrolesione acquisita (GCA) dove, tra le varie attività, viene svolto teatro in collaborazione con l’Associazione Culturale Masaccio.
Per l’apertura del progetto hanno realizzato uno spettacolo teatrale dal titolo “Tutto inizia così” portando loro stesse sul palco per sensibilizzare sulla violenza di genere.
Hanno inoltre sempre partecipato agli incontri, dando i loro contributi e riflessioni preziosissime!»

Il progetto ha potuto contare sulla collaborazione di diversi soggetti, quali elementi positivi sono scaturiti da queste collaborazioni? E quali criticità sono state riscontrate (ammesso che ve ne siano state)?
«Sinceramente non abbiamo riscontrato criticità particolari, abbiamo avuto davvero una grande accoglienza e ascolto da parte dell’Azienda, dei Comuni, delle scuole e del terzo settore e ringraziamo tutti, veramente tutte le persone che ci hanno accompagnato in questo progetto!»

Il vostro progetto è centrato sul contrasto alla violenza di genere nei confronti delle donne con disabilità, tuttavia queste donne sono soggette anche a violenze connesse alla circostanza di essere persone con disabilità (la cosiddetta violenza abilista), che può assumere anche forme peculiari, diverse da quelle assunte nella violenza di genere. Il che modo è stata considerata questa ulteriore tipologia di violenza nell’ambito del progetto?
«Sì, questo è un nodo assolutamente centrale. Fin dal primo incontro Donata Pagetti, presidente FISH Toscana, ha portato il concetto di discriminazione multipla: nelle donne che già vivono l’esperienza della discriminazione collegata alla disabilità, quella della violenza non si somma ma si moltiplica portando ad un impatto altissimo sulla vita della persona.
La violenza abilista se non vista e compresa dalle donne stesse e dal contesto nel quale vivono, può avere importanti ricadute anche sul non riconoscere altre forme di violenza quando avvengono, o nel viverle come “normali”, o addirittura come “meritate” dalle stesse vittime, aspetto spesso già presente nella violenza di genere e che diventa ancora più radicato in situazioni di bisogni complessi collegati alla disabilità.»

È prevista una prosecuzione del progetto? In tal caso, quali ulteriori sviluppi avete ipotizzato/progettato?
«Il progetto era stato realizzato grazie al bando Giovani protagonisti per le comunità locali 2019 del CESVOT (Centro Servizi Volontariato Toscana) e finanziato con il contributo di Regione Toscana – Giovanisì in accordo con il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, con la partecipazione del Monte dei Paschi di Siena.
Speriamo di poterlo riprendere appena possibile e poter continuare e portare a compimento le azioni interrotte a causa del Covid-19, in modo particolare gli interventi nelle scuole, l’indagine svolta dai ragazzi stessi nelle varie associazioni del Valdarno e la formazione agli operatori sanitari!»

 

Per informazioni: segreteria@atracto.it oppure associazione@evaconeva.org

 

Nota: il progetto “Voci di donne: disabilità e violenza di genere” rientra tra le attività promosse dal CESVOT (Centro Servizi Volontariato Toscana), ed è finanziato con il contributo di Regione Toscana e Giovanisì, in accordo con il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, con la partecipazione e il contributo economico della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Esso ha inoltre ottenuto l’adesione di numerosi partner: ARS Toscana (Agenzia Regionale Sanità), FISH Toscana (Associazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), Conferenza Zonale Sindaci del Valdarno, Comuni di: Montevarchi, Terranuova, San Giovanni V.no, Bucine e Cavriglia, CRT (Clinica di Riabilitazione Toscana), Fidapa, Coordinamento Auto Aiuto Toscana, AICE Valdarno, AISM Arezzo (Associazione Italiana Sclerosi Multpipla, APAR Sez. Valdarno (Associazione Parkinsoniani Aretini), Conkarma APS, Associazione LUI e Associazione Culturale Masaccio.

 

Vedi anche:

Pagina facebook del progetto “Voci di donne: disabilità e violenza di genere”

Voci di donne: disabilità e violenza di genere”, evento divulgativo online tenutosi il 21 dicembre 2020 (lunghezza del filmato: 2:04:55 minuti).

ATRACTO – Associazione Traumi Cranici Toscani

Eva con Eva

Valdarno, parte “Voci di donne” in tema di disabilità e violenza di genere, «Informare un’h», 21 novembre 2019.

Violenza sulle donne con disabilità: storie di vita e dati della seconda edizione della ricerca VERA, «Informare un’h», 23 dicembre 2020.

La violenza sulle donne con disabilità: i dati dell’indagine FISH, «Informare un’h», 20 novembre 2019.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “La violenza nei confronti delle donne con disabilità”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.

 

Ultimo aggiornamento il 23 Gennaio 2021 da simona