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Videosorveglianza: non nel mio nome

di Mario Paolini, pedagogista e formatore *

L’approvazione di un emendamento che stanzia specifiche risorse, rilancia forse il dibattito sull’opportunità o meno dell’installazione delle videocamere nei luoghi che ospitano bambini, anziani e persone con disabilità. I temi dei diritti umani tornano ad essere centrali e meritevoli di raccogliere contenuti e prospettive anche radicalmente differenti. Volentieri ospitiamo questa riflessione di Mario Paolini, augurandoci che, come auspicato dall’Autore, possa favorire un proficuo confronto.

 

Alcune persone anziane in una struttura socio-assistenziale.
Alcune persone anziane in una struttura socio-assistenziale.

Voglio esprimere tutto il mio turbamento a voce alta, sperando che rompendo il silenzio emergano altre voci e contribuiscano ad un dibattito serio e alla necessaria consapevolezza.
In questi giorni, in sede di conversione del Decreto Legge cosiddetto “sblocca cantieri”, sono stati istituiti due fondi finalizzati all’istallazione della videosorveglianza nelle scuole d’infanzia e nelle strutture residenziali per disabili e anziani. Questa operazione accelera l’approvazione dello specifico Disegno di Legge 897 in esame al Senato il cui testo più aggiornato vi invito a leggere a questo link.

Quel testo suscita in me sdegno e disgusto per i toni sprezzanti nei confronti delle persone che lavorano nella relazione di aiuto, per l’ignoranza e l’arroganza che traspaiono, per la malcelata prospettiva fascistizzante nelle parole, nei numeri e nelle correlazioni. Consapevole della parzialità dei miei argomenti, ribadisco la mia opinione già molte volte espressa: installare telecamere di sorveglianza nei servizi e nelle scuole è inutile e umiliante.

Una premessa: ritengo che la sottovalutazione di qualsiasi episodio di violenza, abuso, intolleranza, o qualsiasi altra situazione che intacchi la dignità della persona non debba mai essere consentita o tollerata. Faccio mie le parole con cui si apre la Costituzione del Popolo Tedesco scritta dopo l’Olocausto: «La dignità dell’uomo è intangibile».

Sostengo l’inutilità della videosorveglianza, citando un docufilm di qualche anno fa, 87 ore di Costanza Quattriglio del 2015 (disponibile a questo link). Racconta la morte, dopo contenzione e ripetuti pestaggi, di Francesco Mastrogiovanni in un reparto psichiatrico in ospedale.
Il film è interamente montato usando le immagini riprese dalle telecamere interne. Non quelle nascoste da dei Carabinieri dopo una segnalazione, ma proprio quelle del reparto, ben in vista e note a tutti. Nonostante la loro presenza, medici e infermieri agivano come sempre e a nulla valevano esse a fini dissuasivi, tanto meno per umanizzare l’intervento di cura. Ma non è neppure servito molto per contare sulla certezza e severità della pena, visto come si è conclusa la vicenda in tribunale.

Dire invece perché è umiliante per tutte le persone probabilmente mi sarebbe più facile, ma allo stesso tempo lascio ad altri, a voi, il modo per dirlo, di raccontarlo, perché quel provvedimento mi risulta così pesante da togliermi le parole.

Ho appreso dal comunicato stampa della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che riprendo più avanti, che i fondi per l’attuazione del provvedimento saranno presi dalla Scuola e dalla Sanità e destinati al Ministero dell’Interno.

Sottrarre fondi alla scuola e alla salute per conferirli alla sicurezza è il modo di pensare e di agire delle dittature fasciste. Mi sono già più volte occupato del tema degli abusi e delle violenze verso le persone fragili, a partire da ciò che ho raccolto e narrato per far conoscere la vicenda dello sterminio delle persone con disabilità o con problemi di salute mentale durante il nazismo. Credo quindi di avere qualche motivo in più per ripetere ciò che penso e provo. Altri autori, ben più noti e autorevoli di me lo hanno espresso in modo efficace. Lo fanno ben sapendo che non è facile, ma che quando lo si comunica, sempre si incontrano persone che capiscono, ringraziano e si schierano convintamente dalla parte giusta.

Il provvedimento espone una pseudo-rassicurante caccia alla “mela marcia”, ma non credo che nessuno degli estensori abbia trascorso più di un’ora in un nucleo per persone anziane con Alzheimer, o in una classe con bambini con disturbi del comportamento. O in altri luoghi che per brevità non cito. Ma quelli che in classe ci sono, in turni faticosi, in relazioni di cura estenuanti, quelli che si occupano della formazione di queste persone, dalle aule per operatori malpagati a quelle universitarie dove si formano insegnanti e professionisti, o le cooperative che si sbattono per arrivare a stare a galla, cosa dicono? A loro cosa diciamo?

Un conto è riflettere sul rischio segregazione, sulla realtà di abusi e violenze che ci sono e vanno contrastati, altro conto è separare tale riflessione dal rischio di disumanizzazione nei rapporti interpersonali che sempre più sta permeando la normale quotidianità. Ecco che invece di contaminarsi nella costruzione di ambienti capaci di affrontare le complessità, si punta alla punizione e alla repressione dell’ultimo: il Decreto nulla dice, solo per fare un esempio, sulla corresponsabilità (o correità) di chi, indicendo gare al massimo ribasso, facilita la costruzione di condizioni inumane, segreganti, di isolamento.

Mi pare che un provvedimento del genere sia lo specchio di un Paese malato di paura e alimentato da ignoranza, luoghi comuni e pregiudizi rassicuranti per chi né è portatore. È forse questo il più grave problema del nostro Paese.

Mi sembra davvero urgente e importante confrontare e conoscere le ragioni di chi sostiene la videosorveglianza e di chi la rigetta. Come operatore e come formatore di operatori, di insegnanti, di familiari, ritengo che la questione sia un’altra e stia soprattutto dentro la scomodità dell’approccio inclusivo che in sostanza ci richiama ad occuparci del civismo e dei diritti umani per tutti, mentre nei fatti fa più comodo delegare i servizi, e quindi le persone, a qualcuno che ci aspettiamo sia moralmente migliore di noi, ma senza coinvolgerci e contemporaneamente riservandoci lo spazio per indignarci. Preferiamo fingere di non sapere che le cause ambientali sono fondamentali e che è lì che bisogna agire. Prima, non dopo.

Mi colpisce – forse sono io che non conosco? – il silenzio su questi aspetti tra gli operatori, gli insegnanti, gli enti gestori. I professionisti dove sono? I pedagogisti, gli psicologi, i docenti universitari? Io cosa ho fatto nei mesi scorsi? Ora cosa faccio/facciamo? Penso sia importante, tanto, avviare una discussione, fondata però su dati ricerche e pluralità di visioni: qui sto esprimendo le mie.

Mi sconcerta osservare un comunicato stampa come quello della FISH che sostanzialmente approva il provvedimento anche se già all’interno del movimento i distinguo si avvertono chiari. Ma pur nel profondo rispetto delle posizioni di ciascuno, chiedo a tutti, e propongo anche a me, di uscire dal silenzio che ha accompagnato i mesi passati in cui tale provvedimento è lievitato ed ora si ripropone come pane avvelenato. Come un pane, sì, perché tocca elementi vitali verso i quali a volte è complesso e facile reagire di istinto, mentre è invece fondamentale applicare il paziente e rigoroso conoscere, per produrre un pane buono e non con le farine taroccate e il lievito tossico.

Chiedo reteantenne che ripetono e amplificano il dibattito, occasioni di incontro per arrivare a tante persone, in particolare alla enorme maggioranza formata da quelle non coinvolte, che forse (?) pensano con la pancia e non con la conoscenza, finendo per avallare decisioni avventate e pericolose.

Chiedo ai centri di documentazione e a chi può di fare lo sforzo di raccogliere tutto ciò che si è espresso e prodotto sul tema e poi a tutti noi, a me per primo, di essere umile, testarda, antenna (orientata) e ripetitore.

Mi reputo comunque una persona ottimista come molte fra le persone che stanno leggendo questo testo. Mi piace affrontare problemi pensando a come risolverli svincolando dal paralizzante dubbio se sia o meno possibile. Ma non nascondo la preoccupazione: temo che il provvedimento spianerà la strada a chi vuol razionalizzare le spese e potrà sostenere che diminuendo le location e aumentandone la capienza, faremo meno fatica a controllare e si spenderà di meno.

E poi, da quel che leggo nel provvedimento, la produzione e l’installazione delle telecamere sarà anche un bel business: ci sono milioni di euro in ballo per questa operazione che reputo indecente. Quei quattrini potrebbero sortire ben altri effetti se spesi diversamente.

Sono molto turbato, ma non consentirò mai che nel mio nome passino provvedimenti del genere e dunque mi schiero in direzione ostinata e contraria rispetto a quel provvedimento. Ne parliamo?

 

 

* Il presente testo è già stato pubblicato su Superando.it, il portale promosso dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), e viene qui ripreso per gentile concessione.

 

Per approfondire ulteriormente:

° Approfondimento di HandyLex.org sui contenuti del Decreto “sblocca cantieri” e dell’emendamento che istituisce i due fondi citati nell’articolo.

° Testo del Disegno di Legge 897 e gli Atti (audizioni ed emendamenti) presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato.

° Testo della Memoria presentata dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) a margine dell’audizione sul Disegno di Legge 897 (Atti del Senato).
° Testo della Mozione FISH sulla videosorveglianza, approvata al Congresso 2018 della Federazione.
° La posizione della FISH sul Disegno di Legge sulla videosorveglianza nella precedente Legislatura.
° Il caso di Francesco Mastrogiovanni (Così hanno ucciso Mastrogiovanni, tratto da «L’Espresso»).

 

Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2019

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