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La Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 e la questione di genere

Nonostante l’intento iniziale di promuove l’uguaglianza adottando una prospettiva intersezionale, e nonostante il documento contenga diversi riferimenti espliciti ed impliciti alle donne con disabilità, nella Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, pubblicata dalla Commissione europea lo scorso 3 marzo, il contrasto alla discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità rimane circoscritto a poche disposizioni di principio, rispetto alle quali non sono indicate, anche a solo titolo esemplificativo, azioni operative. Per le donne con disabilità l’“Unione dell’uguaglianza” sembra fermarsi all’uguaglianza formale, mentre quella sostanziale non è focalizzata.

 

Acquerello dell’artista turca Hülya Özdemir, Nothing but their names (Nient’altro che i loro nomi), 2017. Essa rappresenta il busto di una bellissima ragazza con una chioma nera che si sviluppa verso l’alto. La sua figura è circondata da tanti papaveri colorati con diverse gradazioni di arancio.

Uno dei modi più efficaci per indagare la rilevanza attribuita alle questioni del genere femminile connesse alla disabilità consiste nel verificare in che modo queste vengono trattate nei documenti di particolare rilievo giuridico e/o politico. Sotto questo profilo, non vi è alcun dubbio che la Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, pubblicata dalla Commissione europea lo scorso 3 marzo, sia un testo che, per la sua importanza politica e programmatica, merita di essere analizzato.

La Strategia europea è stata denominata “Un’Unione dell’uguaglianza”, per sottolineare sin dal titolo quali siano i valori a cui essa è ispirata, gli stessi dell’Unione Europea: l’uguaglianza, l’equità sociale, la libertà, la democrazia e i diritti umani.

Il primo riferimento alle questioni della disabilità al femminile è contenuto nel primo paragrafo, Visione e necessità d’azione, nella parte in cui è specificato che «La strategia promuove una prospettiva intersezionale, affrontando le barriere specifiche incontrate dalle persone con disabilità che si trovano in una situazione di intersezione con altre identità (di genere, razziale, etnica, sessuale, religiosa), in una situazione socioeconomica difficile o in altre situazioni di vulnerabilità. Tra le persone con disabilità, particolare attenzione deve essere prestata a donne, bambini, anziani, persone senza fissa dimora, rifugiati, migranti, Rom e altre minoranze etniche» (pag. 3, la formattazione riportata non corrisponde a quella del testo originale in questa e nelle successive citazioni puntuali). Si tratta di una specificazione importante che, posta nella parte iniziale dell’elaborato, apparecchia il cuore, ossia suscita l’aspettativa che l’intero documento sia stato redatto tenendo in considerazione che ogni persona assomma in sé più identità che concorrono a definirla, e che devono essere soppesate nelle azioni di contrasto alle diverse forme di discriminazione che possono interessare la stessa persona.

Nel quarto paragrafo, Qualità della vita dignitosa e vita indipendente, i richiami al genere sono diversi. Nella parte dedicata ai servizi per la vita indipendente, si legge: «I servizi di sostegno tradizionali devono essere inclusivi e accessibili per i minori con disabilità e per gli anziani, tenendo conto al contempo delle dimensioni culturale e di genere» (pagina 8). Sempre nel quarto paragrafo, nella sezione dedicata a Promuovere l’accesso a posti di lavoro sostenibili e di qualità, nella parte in cui si parla delle disposizioni sulla parità di trattamento in materia di occupazione, si trovano due riferimenti alle donne. Il primo sancisce che «Gli Stati membri possono avvalersi della garanzia per i giovani rafforzata per sostenere i giovani con disabilità. Altri gruppi che richiedono particolare attenzione sono le donne e le persone con disabilità psicosociali» (pag. 12). Un secondo passaggio costituisce solo in apparenza un riferimento alle donne con disabilità, infatti una lettura attenta consente di cogliere che tra i diversi esempi di gruppi sottorappresentati presi in considerazione, quello delle donne e quello delle persone con disabilità sono citati in modo disgiunto, ecco il passaggio in questione: «Per aiutare gli Stati membri a rafforzare l’inclusione sociale dei gruppi svantaggiati, la legislazione dell’UE in materia di appalti pubblici prevede appalti riservati mentre il diritto dell’UE in materia di concorrenza consente aiuti di Stato specifici per l’assunzione di lavoratori con disabilità. Parallelamente gli Stati membri sviluppano anche politiche di “imprenditoria inclusiva” rivolte a gruppi sottorappresentati quali le donne, i giovani e i migranti, comprese anche le persone con disabilità».

Nel paragrafo sulla Parità di accesso e non discriminazione, il quinto, vi è una parte dedicata a Migliorare l’accesso alla giustizia, alla protezione giuridica, alla libertà e alla sicurezza. Tra le iniziative prese in considerazione per migliorare l’accesso alla giustizia anche per le persone con disabilità, una riguarda la digitalizzazione dei sistemi giudiziari, nella cui attuazione «La Commissione presterà particolare attenzione alle donne con disabilità, per le quali il rischio di subire violenza è da due a cinque volte più elevato che per le donne senza disabilità, e alle persone con disabilità che vivono in istituti» (pagine 14-15).

Sempre nel quinto paragrafo, in riferimento alle norme antidiscriminazione, vi è un richiamo alla parità di trattamento indipendentemente dalle diverse caratteristiche individuali, tra cui il sesso. Ma anche in questo caso, come già rilevato in uno dei passaggi del quarto paragrafo, tale richiamo non è direttamente riferito alle persone con disabilità: «La lotta contro tutte le forme di discriminazione nei confronti delle persone con disabilità è al centro della convenzione UNCRPD [Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, N.d.R.]. L’UE ha istituito un ampio corpus di norme antidiscriminazione per garantire la parità di trattamento, indipendentemente dal sesso, dall’orientamento sessuale, dalla razza o dall’origine etnica, dall’età, dalla religione o dalle convinzioni personali. La direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione prevede misure specifiche per garantire la parità di trattamento delle persone con disabilità» (pag. 15).

Esplicito e diretto è invece il riferimento, contenuto sempre nello stesso paragrafo, nella parte dedicata all’Accesso sostenibile e paritario all’assistenza sanitaria, in cui è scritto: «Le persone con disabilità invisibili (come dolori cronici o disabilità intellettuali), affette da malattie rare o tumori che spesso causano menomazioni, così come le donne o i rifugiati con disabilità non sempre ricevono il sostegno specifico di cui necessitano» (pag. 18).

Nello stesso paragrafo in materia di assistenza sanitaria la Commissione europea invita gli Stati membri ad intraprendente divere azioni, tra le quali figura: «migliorare l’accesso delle persone con disabilità all’intero portafoglio dell’assistenza sanitaria, compresi l’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva e i servizi di prevenzione, anche mediante orientamenti della Commissione sull’accesso all’assistenza sanitaria per le persone con disabilità sulla base di un’assistenza sanitaria inclusiva, accessibile e incentrata sulla persona e di un consenso libero e informato» (pag. 19). Spiace molto constatare che, pur essendoci un’ampia letteratura sulla maggiore discriminazione delle donne con disabilità rispetto agli uomini con disabilità nell’accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, non vi sia nel passaggio in questione un riferimento esplicito alle donne con disabilità.

Riferimenti espliciti che sono invece presenti in due passaggi localizzati poco più avanti nello stesso paragrafo, nella parte denominata Garantire la sicurezza e la protezione, nella quale si legge: «Le persone con disabilità, in particolare donne, anziani e bambini con disabilità, presentano un rischio più elevato di essere vittime di violenza e abusi sia nel loro ambiente domestico che negli istituti» (pag. 20), ed anche: «Sono necessarie politiche articolate per sostenere e proteggere meglio la sicurezza delle persone con disabilità in tutte le situazioni. Per garantire una migliore protezione contro la violenza e la criminalità, l’UE ha istituito un solido meccanismo giuridico e la Commissione intraprenderà azioni mirate nell’ambito della Strategia per la parità di genere 2020-2025 e della Strategia dell’UE sui diritti dei minori, tra cui lo sviluppo delle capacità dei professionisti e campagne di sensibilizzazione» (pag. 21).

Gli ultimi due riferimenti al genere connesso alla disabilità si trovano, sebbene in forma implicita, nel sesto paragrafo, in tema di Promozione dei diritti delle persone con disabilità a livello mondiale. Uno è questo: «L’UE si adopera per un’azione mirata in materia di disabilità e per l’integrazione della disabilità nella sua azione esterna. Il Piano d’azione dell’UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024 e il Piano d’azione dell’UE sulla parità di genere III 2021-2025 definiscono le ambizioni dell’UE relative a un maggiore intervento per combattere tutte le forme di discriminazione cui sono esposte le persone con disabilità, prestando particolare attenzione alle forme di discriminazione multipla e intersezionale, conformemente ai suoi orientamenti in materia di diritti umani sulla non discriminazione nell’azione esterna» (pag. 23); l’ultimo riferimento è il seguente: «L’UE condividerà le sue strategie e pratiche sull’attuazione della convenzione UNCRPD nei consessi multilaterali delle Nazioni Unite, quali il consiglio dei diritti umani, la commissione sulla condizione femminile o la commissione per lo sviluppo sociale, e con le organizzazioni di integrazione regionale come l’Unione africana, l’ASEAN [Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, N.d.R.] o l’USAN [Unione delle Nazioni Sudamericane, N.d.R.]» (pag. 24).

Per completare il quadro va segnalato che nel documento della Commissione europea sono previste diverse “Iniziative faro”, iniziative ritenute di particolare rilevanza strategica segnalate anche graficamente (esse sono collocate all’interno di riquadri che le rendono immediatamente invidiabili), ed anche alcuni elenchi esemplificativi di azioni contrassegnate ciascuna con una spunta (✔) che contribuiscono a delineare la dimensione operativa delle disposizioni individuate nella Strategia stessa. Ebbene, in nessuna delle “Iniziative faro”, e in nessuno degli elenchi di azioni con la spunta sono previsti interventi esplicitamente rivolti alle donne con disabilità.

Tutti questi elementi inducono a ritenere che – nonostante l’intento iniziale di promuove l’uguaglianza adottando una prospettiva intersezionale, e nonostante il documento contenga diversi riferimenti espliciti ed impliciti alle donne con disabilità – nella Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 il contrasto alla discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità rimanga circoscritto a poche disposizioni di principio, rispetto alle quali non sono indicate, anche a solo titolo esemplificativo, azioni operative. Per le donne con disabilità l’“Unione dell’uguaglianza” sembra fermarsi all’uguaglianza formale, mentre quella sostanziale, vale a dire l’indicazione delle azioni volte alla rimozione degli ostacoli che impediscono la concreta realizzazione dell’uguaglianza stessa, non è focalizzata. È apprezzabile che nel testo della Commissione europea siano contenute almeno alcune indicazioni di principio in materia di genere e disabilità, ma sarebbe stato molto gradito un impegno maggiore nel delineare i percorsi per tradurre tali principi in realtà.

Simona Lancioni
responsabile del centro Informare un’h di Peccioli (Pisa)

 

Il testo della Strategia:
Unione Europea. Commissione europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico sociale europeo, al Comitato delle regioni: Un’Unione dell’uguaglianza: strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, COM(2021) 101 final, Bruxelles, 3 marzo 2021.

 

Vedi anche:

Commissione europea.

Simona Lancioni, CESE: la Strategia dell’UE sulla disabilità ha dimenticato le donne con disabilità, «Informare un’h», 20 giugno 2021.

Stefano Borgato, La Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, «Superando.it», 4 marzo 2021.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità: quadro teorico di riferimento”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “La violenza nei confronti delle donne con disabilità”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.

 

Data di creazione: 17 Giugno 2021

Ultimo aggiornamento il 20 Giugno 2021 da simona