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L’amministrazione di sostegno compie vent’anni, oggi riguarda 400mila persone

Approvata il 9 gennaio 2004, la Legge 6, che ha introdotto l’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno nel nostro ordinamento, ha compiuto vent’anni qualche giorno fa. E proprio per celebrare questa ricorrenza, il quotidiano «il manifesto» ha dedicato ad essa un importante servizio. L’istituto riguarda più di 400mila persone. A fronte delle numerose criticità e abusi riscontrati nella sua applicazione sono state elaborate due Proposte di modifica, ma il professor Paolo Cendon, che è unanimemente riconosciuto come il “padre” della norma, e che ricopre il ruolo di coordinatore scientifico del Tavolo nazionale sui diritti delle persone fragili, non sembra avere intenzione di cambiarla.

In una giornata di nebbia, un albero spoglio si riflette in una pozza d’acqua stanante sul terreno (foto di Byron Connell).

Approvata il 9 gennaio 2004, la Legge 6, che ha introdotto l’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno nel nostro ordinamento, ha compiuto vent’anni qualche giorno fa. E proprio per celebrare questa ricorrenza, lo scorso 6 gennaio, il quotidiano «il manifesto» ha dedicato ad essa un importante servizio a firma di Eleonora Martini: Amministratore di sostegno. Angeli o demoni? Quando la vita è nelle mani di un altro.

Il servizio è ben strutturato, traccia un bilancio in chiaroscuro dell’applicazione della norma; fornisce qualche dato; riporta le osservazioni di Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, relative alle denunce sul mancato rispetto della volontà delle persone amministrate; segnala l’esistenza di due Proposte di mondifica dell’istituto; completa il quadro con un’intervista al professor Paolo Cendon, unanimemente riconosciuto come il “padre” della Legge 6/2004. Vediamo alcuni aspetti trattati nel servizio.

Divenuto noto al grande pubblico per le vicende di alcuni personaggi famosi (nell’articolo vengono citati quelle di Gianni Vattimo, Lando Buzzanca, Gina Lollobrigida e Paolo Calissano), o di chi è diventato “famoso” suo malgrado (come Carlo Giraldi, l’anziano professore rinchiuso in una struttura contro la sua volontà dietro disposizione della sua amministratrice di sostegno e deceduto senza più conoscere la libertà; se ne legga, a questo link, il ricordo dell’Associazione Diritti alla Follia), il ruolo dell’amministratore di sostegno, nato «come figura di ausilio alle persone più fragili e incapaci di gestire da sole la propria vita, sembra rivelarsi talvolta persino come un ostacolo alla realizzazione personale del beneficiario e un rischio per le sue libertà fondamentali», osserva Martini, facendo riferimento anche alle centinaia di denunce in Procura, alle proteste presentate ai Giudici Tutelari, e alle «inesorabili vite che si consumano nell’anonimato senza via di scampo».

Nell’intento di dare una dimensione quantitativa del fenomeno, Martini evidenzia come le richieste di amministrazione di sostegno siano in forte aumento, ed i nuovi fascicoli siano passati dai 43.444 del 2014, ai quasi 59.000 del 2021, ultimo dato disponibile (fonte: Ministero della Giustizia). Ma non basta, perché i nuovi fascicoli vanno a sommarsi a quelli già in essere, giacché la pratica viene chiusa solo se e quando la persona beneficiaria non ha più bisogno del sostegno, pertanto, sotto questo profilo, siamo passati dalle 183.549 pratiche in essere del 2014 alle 313.829 del 2021. Numeri davvero impressionanti. Soprattutto se letti alla luce delle segnalazioni contro gli amministratori di sostegno pervenute al collegio presieduto dal Garante Mauro Palma: «Generalmente denunciano un forte disallineamento tra l’agire delle figure tutelari e la volontà della persona, e una incapacità di ascoltare il tutelato. Nella prassi, il Giudice Tutelare raramente convoca presso di sé il tutelato, e ancor meno spesso si reca presso la struttura dove è assistito per ascoltare le sue volontà. In questi casi le scelte dell’anziano o del disabile vengono filtrate dalla parola dell’amministratore di sostegno, dei familiari, spesso in disaccordo tra loro, o dei servizi territoriali. A un’attenta analisi non sfugge che anche negli anni precedenti le segnalazioni ricevute nell’àmbito della tutela della persona sono state relative all’impossibilità dell’amministrato di avere contatto con i parenti per volontà dell’amministratore di sostegno, al mancato rispetto della volontà dell’assistito di tornare nella propria abitazione, al trasferimento in un’altra struttura contro la propria volontà. Non ultimo, il rifiuto da parte del Giudice Tutelare di revocare l’amministratore di sostegno perché non rappresentava davanti alla volontaria giurisdizione le volontà dell’assistito» (fonte: Relazione al Parlamento 2023, grassetti nostri nella citazione testuale).

Della materia dovrebbe occuparsi il Tavolo nazionale sui diritti delle persone fragili riattivato nel novembre 2023 presso il Ministero della Giustizia, riconvocato solo qualche settimana fa dal Governo Meloni, con presidente Alberto Rizzo, capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, e con Paolo Cendon come coordinatore scientifico. Ed è proprio quest’ultimo a rivelare che oggi in Italia le persone soggette ad amministrazione di sostegno hanno superato abbondantemente le 400.000 e, come accennato, sono in aumento continuo, mentre le persone sottoposte a interdizione sono 140.000, e quelle soggette ad inabilitazione 18.000 (nel testo c’è scritto 1.800, ma da un confronto con altre fonti riteniamo sia un errore di battitura).

A fronte delle criticità riscontrate sono state elaborate due Proposte di riforma di modifica dell’istituto che però convergono solo nella richiesta di abolizione dell’interdizione e dell’inabilitazione, mentre per altri aspetti sembrano andare in due direzioni opposte. Da un lato vi è la Proposta di riforma avanzata dalla già menzionata Associazione Diritti alla Follia (disponibile a questo link) che non è mai stata depositata in Parlamento per mancanza di referenti politici. Questa proposta, tenendo in massima considerazione le testimonianze di abusi ai danni delle persone beneficiarie e dei loro familiari registrati in sede applicativa, prevede l’introduzione di una serie di misure per circoscrivere i poteri dell’amministratore di sostegno e la discrezionalità dei Giudici Tutelari, cercando di rendere la norma più aderente al dettato e ai princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dallo Stato italiano con la Legge 18/2009. Ha tutt’altra impostazione la Proposta di Legge 1355 presentata alla Camera dei Deputati il 2 agosto 2023 dai deputati Giovanni Cuperlo, Paolo Ciani e Denis Dori che invece insiste sul tema della «protezione» degli adulti disabili o fragili, propone che tale protezione venga estesa anche a «persone svilite», caratterizzate da «inadeguatezza gestionale», ed è orientata per un rafforzamento dei poteri del Giudice Tutelare, prevedendo che, ad esempio, in casi estremi, possa vietare che il beneficiario contragga matrimonio o divorzi, riconosca o disconosca i figli, faccia testamento, scelga dove vivere e chi incontrare (poiché nel sito della Camera il testo della Proposta di Legge non è disponibile, pubblichiamo a questo link il testo in questione, che pur essendo contrassegnato con una numerazione diversa – N. 1985 BIS – corrisponde, nei contenuti, a quello presentato).

Nell’articolazione del servizio l’Autrice mantiene un atteggiamento equidistante, osserva infatti: «Di storie che raccontano di incomprensioni o soprusi, di scarsa attenzione o veri e propri abusi che ne sono molte. Ma forse monte di più sono le storie a “lieto fine”, quelle di persone che sono state aiutate e confortate da amministratori di sostegno seri, onesti, generosi, e di Giudici Tutelari che rispettano alla lettera le norme. Né angeli né demoni, dunque. Però l’attenzione ad un istituto così delicato e invasivo nella vita delle persone non è mai troppa».

L’impressione è che ci sia un grande equivoco. La circostanza che in molti casi, ci auguriamo la maggioranza (ma non abbiamo modo di verificarlo), l’istituto dell’amministrazione di sostegno funzioni bene, non cancella il fatto che l’attuale impianto normativo permette l’abuso, e che i casi di pesanti violazioni dei diritti umani delle persone con disabilità sono numerosissimi e in continuo aumento. Solo chi non ha ascoltato le dolorosissime e drammatiche testimonianze di persone disabili e dei loro familiari che si sono scontrati con i meccanismi perversi di questo istituto, può pensare che la presenza dei molti è andata bene, faccia da contrappeso ai numerosi casi a cui è andata male (a volte molto male). Preoccupa, e non poco, che il professor Paolo Cendon, pur essendo a conoscenza di tali vicende, alla domanda “cosa cambierebbe della Legge?”, insista, e lo fa anche nell’intervista ospitata nel servizio in questione, nel dire «non cambierei nulla ma insisterei molto sull’applicazione» (grassetto nostro nella citazione testuale). È terrificante per chi ancora oggi sta scontando gli abusi applicativi, leggere che il coordinatore scientifico del Tavolo nazionale sui diritti delle persone fragili, che ha un ruolo chiave nella definizione delle politiche su questa materia, non pensa di cambiare nulla, quando invece già nel 2016 è stato proprio il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, l’organo proposto a monitorare l’attuazione della Convenzione ONU, a raccomandare all’Italia «di abrogare tutte le leggi che permettono la sostituzione nella presa di decisioni da parte dei tutori legali, compreso il meccanismo dell’amministratore di sostegno» (punto 28 delle Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia sull’applicazione della Convenzione ONU). Che dovremmo pensare di una figura che deliberatamente si ripromette di disattendere alle raccomandazioni di un organismo di controllo indipendente e super partes che invece le modifiche ce le chiede in modo inequivocabile?

Come centro Informare un’h continuiamo a pubblicare le testimonianze degli abusi commessi nell’applicazione della Legge 6/2004, e a raccontare l’impatto devastante che questi abusi hanno sulle loro vite (si veda la sezione dedicata al tema della “Tutela giuridica”). Se il rispetto dei diritti umani non è un’argomentazione sufficiente ad indurre a modificare quella Legge – ma dovrebbe –, per favore, che venga cambiata almeno per pietà. (Simona Lancioni)

 

Si ringrazia Bruna Bellotti per la segnalazione.

 

Vedi anche:

Amministrazione di sostegno, doveva essere un abito su misura… invece, «Informare un’h», 18 febbraio 2022.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema della “Tutela giuridica”.

 

Ultimo aggiornamento il 11 Gennaio 2024 da Simona