Quando la violenza sulle donne è causa di disabilità

Intervista Nadia Muscialini a cura di Simona Lancioni

L’attenzione al tema della violenza nei confronti delle donne con disabilità è cresciuta negli ultimi anni. Non tantissimo, a dire il vero. Ma un po’ sì. Ci sono stati due workshop nazionali (uno a Milano, nel 2014, l’altro a Perugia, l’anno seguente), e facendo una ricerca in internet è possibile trovare articoli, iniziative, mostre che inducono a pensare che qualcosa, sia pure lentamente, si stia muovendo. In genere l’attenzione è centrata sulle donne con disabilità che subiscono violenza, quasi per niente sulle donne divenute disabili proprio a causa delle violenze subite, pur non essendo questo un fenomeno marginale. Per mettere meglio in luce questo specifico aspetto abbiamo rivolto qualche domanda a Nadia Muscialini, psicologa, psicoanalista e saggista, tra le massime esperte italiane di lotta alla violenza di genere.

 

Una giovane donna guarda attraverso delle tapparelle (foto di Joshua Rawson-Harris).

Una giovane donna guarda attraverso delle tapparelle (foto di Joshua Rawson-Harris).

Cara Nadia, esistono dei dati che consentono di quantificare il fenomeno delle donne divenute disabili a causa delle violenze subite?
«Gli unici dati che esistono sul fenomeno sono quelli pubblicati dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 2013.
Si tratta della prima rilevazione sistematica sulla violenza nella coppia ai danni delle donne nel mondo e delle conseguenze di questa sulla salute (World Health Organization (WHO). 2013. Global and regional estimates of violence against women: prevalence and health effects of intimate partner violence and non-partner sexual violence).
Alcuni dati del fenomeno si trovano anche nel report  della Agenzia Europea per i diritti fondamentali del 2014 (European Union Agency for Fundamental Rights (FRA). 2014. Violence against women: an EU-wide survey. ISBN 978-92-9239-342-7. doi: 10.2811/62230).
In questi reports la violenza domestica viene considerata la prima causa di morte e disabilità per le donne nel mondo.
Riguardo  al tema della disabilità le ricerche sopracitate riportano che il 42% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale hanno riportato ferite o danni fisici, tra cui anche quelli che originano disabilità permanenti; la quantificazione delle disabilità temporanee o permanenti riportata nel report dell’OMS è definita tra il 40 e il 72%, la difficoltà di una maggior precisione nella quantificazione del fenomeno deriva dalla complessità della analisi da effettuare e delle variabili implicate: vi sono disabilità fisiche direttamente conseguenti alle aggressioni (paralisi, incontinenze, deficit sensoriali, ecc.), malattie organiche (tra cui quelle sessualmente trasmesse e a carico dell’apparato riproduttivo), malattie psichiche. La violenza nella coppia è considerata comunque una delle principali cause di depressione, problemi di salute, alcoolismo, gravidanze indesiderate, aborti e parti prematuri.»

A quali tipi di disabilità possono andare incontro le donne che subiscono violenza?
«Di seguito l’elenco delle conseguenze sulla salute della donna che subisce violenza e maltrattamenti presentata dall’OMS tra cui si rilevano anche le disabilità definite però in maniera generica e non maggiormente approfondite.

Fisiche, Lesioni addominali, Lividi e frustate, Sindromi da dolore cronico, Disabilità, Fibromialgie, Fratture, Disturbi gastrointestinali, Sindrome dell’intestino irritabile, Lacerazioni e abrasioni, Danni oculari, Funzione fisica ridotta, Sessuali e riproduttive, Disturbi ginecologici, Sterilità, Malattia infiammatoria pelvica, Complicazioni della gravidanza/aborto spontaneo, Disfunzioni sessuali, Malattie a trasmissione sessuale, compreso HIV/AIDS, Aborto in condizioni di rischio, Gravidanze indesiderate, Psicologiche e comportamentali, Abuso di alcool e droghe, Depressione e ansia, Disturbi dell’alimentazione e del sonno, Sensi di vergogna e di colpa, Fobie e attacchi di panico, Inattività fisica, Scarsa autostima, Disturbo da stress post-traumatico, Disturbi psicosomatici, Fumo, Comportamento suicida e autolesionista, Comportamenti sessuali a rischio, Conseguenze mortali, Mortalità legata all’AIDS, Mortalità materna, Omicidio, Suicidio, Sindromi da dolore cronico, Disturbi psicosomatici, Lesioni fisiche, Diverse conseguenze per la salute riproduttiva.

In generale si può affermare che le conseguenze dell’abuso sulla salute fisica e mentale della donna sono direttamente proporzionali alla gravità dell’abuso stesso e dell’impatto nel tempo di diversi tipi di abuso poiché molteplici episodi hanno un effetto cumulativo negativo sulla salute della stessa.»

Alcune delle disabilità acquisite da queste donne sono apparentemente invisibili, oppure non sono riconosciute come tali. Puoi illustrarci qualche esempio di questi tipi di disabilità?
«Tra le conseguenze della violenza domestica vi sono disturbi psicologici permanenti tra i quali la depressione e a volte la morte a seguito di suicidio, patologie sessualmente trasmesse come HIV, sifilide, clamidia o gonorrea che possono dare danni permanenti al sistema riproduttivo. Consumo di alcool e alcolismo secondario. Questi problemi di salute non vengono quasi mai correlati alla loro causa quando si tratta di violenza subita, e vengono quindi trattati come problematiche a se e curate in maniera lineare, quindi parziale, poiché la mancata correlazione alla violenza impedisce la rimozione della causa primaria che può tramutare un problema di salute in malattia cronica o fonte di invalidità permanente (European Union Agency for Fundamental Rights (FRA). 2014. Violence against women: an EU-wide survey. ISBN 978-92-9239-342-7. doi: 10.2811/62230).»

Sotto un profilo psicologico, quali differenze ci sono – se ci sono – nell’affrontare una disabilità acquisita a causa della violenza, rispetto alle disabilità acquisite per altre cause (ad esempio, per malattia, per trauma)?
«I problemi della violenza e della disabilità vanno a sommarsi tra loro e le donne che subiscono danni permanenti e invalidità, più o meno gravi, a seguito della violenza sono a maggior rischio di gravi depressioni fino ad arrivare al suicidio o all’agire diversi tentativi di togliersi la vita; le vittime divenute disabili non riescono inoltre a “trovare” e ritenere adeguata nessuna forma di giustizia o risarcimento per la violenza e il danno subito.
Vorrei però sottolineare, anche se il tema non è nella domanda, come spesso l’impatto psicologico e traumatico conseguente alle violenze agite sulle donne con disabilità e gli effetti di questi sono spesso sottovalutati, non compresi, non indagati e non adeguatamente affrontati e “curati”.
Dobbiamo ricordarci invece che le donne con disabilità sono le più esposte a tutte le forme di violenza e sono quelle che ne fanno maggiormente le spese; le più esposte (secondo i reports sopra citati) sono le donne affette da malattie psichiche.
Le donne disabili sono da due a tre volte più esposte ad abusi sessuali durante l’infanzia da parte di adulti o coetanei. Dal 21 al 43% donne disabili adulte subiscono violenza sessuale; dal 58 al 75% subiscono violenza fisica e spesso le aggressioni fisiche sono più gravi e pericolose di quelle delle altre vittime.
Come per le donne senza disabilità gli autori delle violenze sono persone appartenenti al contesto sociale prossimo alla donna o alla famiglia. Le donne che vivono in strutture residenziali subiscono violenza anche da a parte di altri ospiti o del personale.
Le donne disabili sono anche bersaglio di discriminazioni e violenze strutturali: il 32-42% di quelle che vivono in istituto hanno una costrizione del loro libertà; in generale il 46%  viene insultato e dal 31 al 41% vengono toccate senza consenso o in maniera sgradevole.
I dati riportati ci devono quindi mettere in allarme e far riflettere di come spesso vengano sottovalutati sia l’impatto psicologico e traumatico delle violenze agita su donne disabili, sia la difficoltà psicologiche che una donna vittima di violenza può avere ad accettare e ricostruire la propria vita quando acquisisce una disabilità a seguito delle aggressioni e dei maltrattamenti (Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend, Lebenssituation und Belastungen von Frauen mit Beeinträchtigungen und Behinderungen in Deutschland, Bielefeld, 2012).»

Un’immagine di Lucia Annibali.

Un’immagine di Lucia Annibali.

Gessica Notaro (28 anni, originaria di Rimini, nel 2007 aveva partecipato a Miss Italia dopo essere stata incoronata Miss Romagna), Lucia Annibali (39 anni, avvocata di Urbino), Domenica Foti (46 anni, addetta alle pulizia dell’ospedale Galliera di Genova)… sono alcune delle donne sfregiate con l’acido le cui vicende hanno avuto risalto nei media. Pensi che la comunicazione su questi fatti di cronaca, e, più in generale, sulla violenza di genere, sia corretta, oppure pensi che andrebbe migliorata? In tal caso, come?
«Ho avuto modo di conoscere direttamente Lucia Annibali e apprezzare il suo impegno umano e competente nel cercare di arginare il fenomeno della violenza contro le donne.
Ella stessa ha affermato pubblicamente che se da una parte la comunicazione mediatica può avere un effetto positivo sulla conoscenza del fenomeno da parte delle donne che possono così più facilmente identificare la violenza e chiedere aiuto, dall’altro l’esposizione mediatica di donne “simbolo” può imprigionare la donna nel ruolo di vittima ed essere così fonte ulteriore  di sofferenza, soprattutto quando si cerca di svincolarsi dall’identità che ha caratterizzato un momento specifico della propria vita.
L’esposizione mediatica delle vittime, soprattutto quando la violenza ha lasciato segni inequivocabili e visibili sulla donna (nei casi che hai citato delle gravi disabilità acquisite  spesso nemmeno ci si accorge),  può avere l’effetto di trasfigurare sia le vittime che i gli autori di reato identificandoli in categorie predefinite e rassicuranti che fanno del fenomeno un eccezione e non un problema strutturale della nostra società.
In generale io ritengo che di violenza contro le donne bisogna parlarne il più possibile anche se in taluni contesti la comunicazione va migliorata e adeguata al target di riferimento, ma ciò potrebbe essere argomento di un altra intervista……»

Ultimo aggiornamento: 17 novembre 2017