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Presentata in Senato una Memoria per contrastare la violenza sulle donne con disabilità

Il 10 giugno 2021 la Federazione Italiana Superamento Handicap è stata ricevuta in audizione al Senato presso la “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”. L’incontro si è focalizzato sulla Memoria redatta dalla Federazione “sui problemi delle donne con disabilità che hanno subito violenza in relazione ai percorsi di assistenza sanitaria e ospedaliera e sul tema delle multidiscriminazioni nei riguardi delle donne con disabilità”. Si tratta di un testo rilevante sia sotto il profilo politico che sotto quello programmatico.

 

Realizzazione grafica che raffigura sei donne diverse per etnia e colore della pelle. Esse sono ritratte frontalmente, sono vicine tra loro e si abbracciano le spalle in un gesto di sorellanza. Una di esse, posta in primo piano, è in sedia a rotelle. Sono tutte vestite di bianco. Sui loro volti non sono stati disegnati occhi, naso e bocca.

Il 10 giugno 2021 la Federazione Italiana Superamento Handicap (FISH) è stata ricevuta in audizione al Senato presso la “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”. Per l’occasione la Federazione era rappresentata da Silvia Cutrera, vicepresidente dell’organizzazione e responsabile del Gruppo Donne della stessa. L’incontro si è focalizzato sulla Memoria redatta dalla Federazione “sui problemi delle donne con disabilità che hanno subito violenza in relazione ai percorsi di assistenza sanitaria e ospedaliera e sul tema delle multidiscriminazioni nei riguardi delle donne con disabilità”. Si tratta di un testo rilevante sia sotto il profilo politico che sotto quello programmatico.

Sotto il profilo politico il primo elemento che cattura l’attenzione si trova già nella denominazione* della Memoria stessa, infatti da questa si evince che la FISH ha ricevuto un “invito a relazionare” sui temi sopracitati. Non è per niente banale né scontato che le Istituzioni si ricordino di chiedere il parere degli enti di rappresentanza delle persone con disabilità su questioni – come quelle del genere, della violenza, e dell’accesso ai servizi sanitari – che fino ad oggi non sono state affrontate in prospettiva intersezionale, quell’approccio che considera simultaneamente  la compresenza nella stessa persona di più caratteristiche suscettibili di causare discriminazione (nel caso specifico l’essere donna e simultaneamente persona con disabilità).

Il documento si articola in quatto sezioni: rendere visibili le donne con disabilità; la violenza nei confronti delle donne con disabilità; donne con disabilità e Covid-19; e proposte.

La prima sezione – rendere visibili le donne con disabilità – fa una ricognizione molto dettagliata dei principali riferimenti alle donne con disabilità contenuti in testi giuridici, come la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata con la Legge n. 18 del 2009), e in altri documenti di grande rilevanza per definire il quadro teorico di riferimento, come le Osservazioni conclusive al Primo rapporto dell’Italia sull’applicazione della Convenzione elaborate dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità nel 2016, il Commento Generale n. 3 in tema di donne con disabilità, redatto dallo stesso Comitato sempre nel 2016, il Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea approvato dal Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) nel 2011 su proposta Comitato delle Donne del Forum stesso, e la Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione delle donne con disabilità del 29 novembre 2018.

Anche la parte sulla violenza nei confronti delle donne con disabilità è scritta con molta cura. Ci sono i riferimenti ai pochi dati Istat del 2014 dai quali risulta che le donne con disabilità sono esposte a violenza più delle altre donne. Sono ripresi i dati raccolti dalla stessa FISH nelle due edizioni dell’indagine specificamente rivolta alle donne con disabilità vittime di violenza: VERA, del 2018-2019, e VERA 2 del 2020 (Violence Emergence, Recognition and Awareness, ovvero: “Emersione, riconoscimento e consapevolezza della violenza”), la prima realizzata in collaborazione con Differenza Donna, la seconda curata interamente dalla FISH. Dati che, sebbene raccolti con un campione non probabilistico, e dunque non riferibili all’intera popolazione delle donne con disabilità, fanno ben comprendere quanto possa essere ampio ed ancora sommerso il fenomeno violenza nei confronti delle donne con disabilità. Sono inoltre evidenziate le difficoltà di queste ultime ad accedere ai servizi della rete antiviolenza (ai Centri Antiviolenza, ma anche alle informazioni sugli stessi servizi) e alla giustizia. Sono citate le quattro mozioni sul tema della violenza e multidiscriminazione delle donne con disabilità approvate dalla Camera nell’ottobre del 2019, sebbene queste non siano giuridicamente vincolanti quanto le Leggi. È ricordato l’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5 dell’Agenda 2030 in tema di uguaglianza di genere, ed anche l’indice di uguaglianza EIGE 2020 (European Institute for Gender Equality) che evidenzia le aree nelle quali le donne risultano più svantaggiate (il lavoro, l’istruzione, l’iniqua spartizione dei lavori di cura). È richiamata la prospettiva intersezionale promossa dalla Strategia Europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 che mette in evidenza le barriere specifiche incontrate dalle persone con disabilità che si trovano in una situazione di intersezione con altre identità (di genere, razziale, etnica, sessuale, religiosa), in una situazione socioeconomica difficile o in altre situazioni di vulnerabilità. Sono riprese tutte le raccomandazioni relative alle donne con disabilità vittime di violenza espresse dal GREVIO, il Gruppo di esperti/e indipendenti, responsabile del monitoraggio dell’attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul del 2011), nel suo rapporto di valutazione sulle misure messe in atto dall’Italia per attuare la Convenzione in questione, rapporto pubblicato a gennaio 2020 (si veda, a tal proposito, il seguente approfondimento).

La sezione in tema di donne con disabilità e Covid-19 riprende i dati pubblicati dall’Istat nell’ambito dello studio “Le richieste di aiuto durante la pandemia”, che mostrano come nel 2020, durante la pandemia, le chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, siano aumentate del 79,5% rispetto al 2019, sia per telefono, sia via chat (+71%). La pandemia ha avuto, tra gli altri, anche un altro drammatico effetto: «ha ulteriormente penalizzato l’accesso delle donne con disabilità ai servizi di salute sessuale e riproduttiva. Anche l’accesso agli screening di prevenzione non è stato possibile: durante la pandemia le donne con disabilità hanno vissuto una condizione di totale abbandono e violazione dei loro diritti alla salute», si legge nella Memoria (grassetti nostri nella citazione). In questa parte sono opportunamente riferiti alcuni gravi episodi di violenza ai danni di donne con disabilità accaduti durante quest’ultimo anno caratterizzato dalla pandemia da Covid-19.

C’è infine la sezione proposte per il contrasto alla violenza di genere e alle discriminazioni nei confronti delle donne con disabilità con la quale la FISH ha voluto tracciare delle linee programmatiche. Ecco, dunque le proposte:

«Promuovere strumenti e procedure di rilevamento e valutazione della diffusione, della gravità e delle conseguenze del fenomeno della discriminazione multipla ai danni delle ragazze e delle donne con disabilità, nonché dell’efficacia degli strumenti di prevenzione e di contrasto messi in campo dalle istituzioni. Integrare le politiche di genere con quelle della disabilità in tutte le ricerche, le serie statistiche e le indagini esistenti.

Realizzare ricerche volte a definire e misurare la mancanza di rispetto e l’abuso nelle strutture socio-sanitarie (ospedali, RSA [residenze sanitarie assistite, N.d.R.], etc.) private e pubbliche per comprendere meglio il loro impatto sulla salute e sulle scelte delle donne con disabilità.

Promuovere un’analisi nazionale della situazione delle donne con disabilità – anche rispetto all’impatto che ha avuto sulle stesse la pandemia da Covid-19.

Assicurare che, nell’ambito della attuazione del «Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne», siano costantemente individuate azioni idonee a rispondere alle peculiari problematiche che devono affrontare le ragazze e le donne con disabilità vittime di violenza non soltanto nella fase della denuncia, ma anche nel successivo percorso di assistenza, di cura e di individuazione di percorsi per l’uscita dalla violenza.

Assicurare lo stanziamento di risorse economiche pubbliche per rendere accessibili i centri antiviolenza e garantire la continuità del servizio attraverso contratti di lavoro stabili.

Promuovere l’introduzione di legislazioni e politiche efficaci, che includano una specifica attenzione alle donne con disabilità e alle discriminazioni intersezionali introducendo specifiche misure di tutela e politiche in loro favore.

Formulare leggi e previsioni procedurali nei sistemi giuridici che garantiscano alle donne con disabilità di ottenere giustizia in tribunale, in considerazione del fatto che il sistema tende generalmente a sottovalutare le loro testimonianze, in special modo quando la donna che denuncia ha una disabilità intellettiva o psicosociale oppure è sordo-cieca.

Promuovere percorsi di formazione per il personale della giustizia, dei centri anti-violenza, dei servizi di emergenza ed in generale degli operatori che lavorano con le donne e le persone con disabilità affinché siano in grado di riconoscere ed identificare l’abuso come violento ed associato alla disabilità.

Garantire, in modo più efficace, che tutte le ragazze e le donne con disabilità siano sempre poste nelle condizioni di ricevere ogni informazione per sporgere denuncia e adire la tutela giudiziaria nel caso siano vittime di violenza o discriminazione, dando piena attuazione, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, a quanto previsto dalle «Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza» e continuando a promuovere, inoltre, monitorando le iniziative di formazione specifica e di aggiornamento del personale chiamato ad interagire, a vario titolo, con le vittime di discriminazione che hanno disabilità.

Tutelare la dignità e la libertà di scelta e di autodeterminazione delle donne e delle ragazze con disabilità, garantendo loro pieno accesso alle cure mediche, anche con riferimento all’ambito ginecologico, della salute sessuale e riproduttiva.

Tutelare il diritto all’autodeterminazione delle donne con disabilità anche sotto il profilo dell’espressione della propria sfera affettiva e sessuale, avendo particolare attenzione alle esigenze delle donne con disabilità intellettive, cognitive e comportamentali, assicurando il supporto di personale professionalmente formato operante nelle diverse tipologie dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali.

Prevedere politiche di promozione a sostegno della genitorialità delle donne con disabilità e programmi di intervento che superino l’approccio esclusivamente medico, ma che invece si basino sul modello bio-psico-sociale, che tengano conto del diverso funzionamento delle donne con disabilità e delle barriere fisiche, psichiche, ambientali e culturali che limitano di fatto l’assunzione di ruolo.

In conclusione:
assicurare che la prospettiva di genere sia esplicitamente adottata nello sviluppo e nella realizzazione di leggi, azioni e programmi relativi alla disabilità e inserire esplicitamente i riferimenti dei problemi specifici delle donne con disabilità nelle misure adottate nell’ambito delle politiche e delle azioni a favore delle donne.»

Insomma, un gran bel programma. Ora non resta che attendere per scoprire se le Istituzioni, così apprezzabilmente sollecite nel prendere l’iniziativa di coinvolgere gli enti di rappresentanza delle persone con disabilità sui temi della violenza e delle discriminazioni di genere, lo saranno altrettanto nell’accogliere le proposte che da questi sono state avanzate. (Simona Lancioni)

 

* Federazione Italiana Superamento Handicap, Memoria di FISH [predisposta per l’]Audizione informale in sede Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio con invito a relazionare “sui problemi delle donne con disabilità che hanno subito violenza in relazione ai percorsi di assistenza sanitaria e ospedaliera e sul tema delle multidiscriminazioni nei riguardi delle donne con disabilità, presentata alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere presso il Senato della Repubblica, 10 giugno 2021.

 

Vedi anche:

FISH – Federazione Italiana Superamento Handicap.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità: quadro teorico di riferimento”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “La violenza nei confronti delle donne con disabilità”.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.

 

Data di creazione: 12 Giugno 2021

Ultimo aggiornamento il 14 Giugno 2021 da simona