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Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi

«Tra le poche certezze che mi sono rimaste, inconfessata per anni, sepolta nel più profondo del mio io, c’è che non voglio morire vergine. Rimangono poche certezze a chi dà per scontato che camminerà una vita intera, magari per arrivare da nessuna parte e non può immaginare, invece, che il resto della sua esistenza, poca o tanta che sarà, la trascorrerà spingendosi su due ruote. O, nel mio caso, essendo molto pigra, facendomi spesso spingere. Le certezze si assottigliano, diventano un lusso; ecco, quindi che tra le poche certezze che mi sono rimaste c’è che non voglio morire vergine.
E non penso solo alla deflorazione fisica, a quel piccolo strappo tra le gambe. No, penso che non voglio morire vergine di esperienze, di vita, di successi, di fallimenti. Non voglio morire vergine di sole, di mare sulla pelle anche dove non sento più. Non voglio morire vergine nel cervello avido di sapere, capire, conoscere.»
Barbara Garlaschelli, Non volevo morire vergine, Piemme, 2017.

                                                               

Una mamma con disabilità motoria con sua figlia di cinque/sei anni.
Una mamma con disabilità motoria con sua figlia di cinque/sei anni.

 

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema “Donne con disabilità”.

 

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Data di creazione: 23 Marzo 2019

Ultimo aggiornamento: